Seeyousound, dalla Slovenia a Pyongyang

Liberation Day, il film che documenta lo storico concerto dei Laibach in Nord Corea, ha aperto la terza edizione di Seeyousound di Torino

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La scorsa estate l’ambiente musicale fu investito da una notizia a suo modo clamorosa: per la prima volta il governo nord-coreano aveva invitato un gruppo occidentale a esibirsi a Pyongyang. Colpì soprattutto la scelta del gruppo: i Laibach (traduzione tedesca di Lubiana) sono sempre stati una band visivamente contraddittoria, con un gusto probabilmente satirico dell’estetica nazista che ha attirato loro non poche critiche. Formatisi negli anni finali del potere di Tito, gli sloveni Laibach possono essere catalogati sotto la voce “musica industriale” ma non hanno mai disdegnato le contaminazioni con il pop più commerciale.

Il fatto di aver inciso una versione di “We Will Go to the Mountain Paektu”, canzone amatissima dai nordcoreani, e le buone relazioni con i responsabili culturali del partito al potere messe in piedi nel corso degli anni da Traavik hanno reso possibile questo evento, inimmaginabile fino a qualche anno fa. Il film è il racconto dei giorni che hanno preceduto l’esibizione dei Laibach, dei problemi tecnici da risolvere, della mancanza della tecnologia indispensabile per ottenere un suono accettabile, dei rapporti a volte tesi con la burocrazia e la censura locali (anche se i Laibach, per loro stessa ammissione, “sono abituati a essere i nord-coreani di loro stessi”, auto-censurandosi con ferrea disciplina), il tutto inframmezzato da immagini di Pyongyang con le onnipresenti statue di Kim Jong-il e Kim Jong-un e i sorrisi stereotipati delle ragazze. Il titolo Liberation Day fa riferimento alla festa nazionale nord-coreana che si celebra ogni 15 agosto, giorno che segna la fine dell’occupazione giapponese, avvenuta per l’appunto il 15 agosto 1945, ma vuole anche segnalare, un po’ pomposamente, il ruolo liberatorio rappresentato dal concerto dei Laibach per la società nordcoreana.

In realtà le immagini riportano un risultato diverso: il pubblico sembra indifferente alle cover zuccherose di canzoni tratte dal film Tutti insieme appassionamente e di The Final Countdown degli Europe proposte dai Laibach e in alcuni momenti addirittura annoiato (devo ammettere che a tratti anch’io mi sono sentito nord-coreano). Dopo un inizio scoppiettante che lasciava ben sperare, il film si è un po’ perso, anche per colpa del ruolo ritagliatosi dal regista, vero protagonista del film, auto-elettosi guida e capo del gruppo.

Un film altalenante quindi, con momenti interessanti e altri decisamente noiosi: l’impressione è che i Laibach abbiamo colto al balzo questa opportunità che dava loro la possibilità di tornare alla ribalta dopo un periodo in cui erano scomparsi dai radar (ammesso, e non concesso, che abbiano mai vissuto un periodo di celebrità).

Ciò non toglie che gli organizzatori di Seeyousound abbiano fatto bene a proporre Liberation Day nella serata d’apertura (la proiezione è stata anticipata da una sonorizzazione di Star Wars a cura del Conservatorio di Torino): nel 2017 una rassegna che si occupa di film strettamente collegati alla musica ha il dovere di proiettare un film che, nel bene e nel male, racconta uno degli avvenimenti più importanti (o solo più curiosi) della scena musicale dello scorso anno. Bravi.

Seeyousound prosegue fino al 4 febbraio.

"il giornale della musica" è media partner di SEEYOUSOUND per l'edizione 2017.

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