Organetto, canzoni e trance

Il disco di Giuliano Gabriele: canzone d'autore e ballo dalla Ciociaria al mondo

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Giuliano Gabriele
Madre / The Hypnotic Dance’s Time
(iCompany)

Non ancora trentenne, Giuliano Gabriele è un gran bel nome nel mondo del folk revival italiano, e non solo. Padroneggia con maestria l’organetto, suonato con un’ impronta che rimanda immediatamente ai grandi maestri contemporanei della Penisola dell’ultimo quarantennio, ma il fatto di avere una madre francese l’ha aiutato anche a gettare uno sguardo e un ascolto su altri repertori europei: com’è inevitabile, peraltro, nel gran mazzo di possibilità che si aprono ai musicisti contemporanei, anche e soprattutto quelli legati a repertori “tradizionali”.

C’è da dire che questo lavoro, Madre, che segnaliamo tardivamente, ma con tutto il tempo di sedimentazione di giudizio che ascolti attenti regalano alle opere significative (ne avevamo parlato, lungamente, in occasione della vittoria di Gabriele al Premio Parodi), più che muoversi in ambito trad è un’esperienza di confine. Da un lato c’è la canzone d'autore, naturalmente infittita di riferimenti al territorio e a quanto le generazioni si passavano, una dopo l’altra (i testi originali in italiano sono opera della brava Lucia Cremonesi), dall’altra il battere implacabile dei ritmi della sua terra, la Ciociaria. Anzi, il focus sonoro si deve allargare almeno all’area dell’Italia centrale proficuamente “contaminata” dai repertori più meridionali, e più “trance”.



E forse sta qui la ragiona del sottotitolo di Madre, The Hypnotic Dance’s Time. In formazione ci sono chitarre elettriche e acustiche, anche battenti, viole e tamburi a cornice, basso e batteria, oltre naturalmente all’organetto, la zampogna e la voce di Gabriele. Che è sempre spiritata e caricata come da un’energia incontenibile, a rischio, qualche volta, di sembrare sul punto di rottura di un ingorgo emotivo oggettivamente inevitabile, con testi di grande forza come quelli qui cantati e quasi “declamati”. Un bel lavoro, che certo meriterebbe ascolti “trasversali”. Ammesso e non concesso che un’altra concitazione, quella dei nostri tempi senza tempo, lasci uno spiraglio di minuti per ascoltare davvero.

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