Malinconia in technicolor

Il nuovo album "cinematografico" dei Tindersticks

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pop

Tindersticks
The Waiting Room
City Slang

Si usa dire sovente che certe musiche siano "cinematografiche". Nel caso della band originaria di Birmingham, tuttavia, l'aggettivo è più che appropriato. In modo particolare per il nuovo lavoro: aperto da una citazione esplicita - la sommessa versione della love song inclusa nella colonna sonora de Gli ammutinati del Bounty, "Follow Me" - e soprattutto corredato da un contrappunto visivo a soggetto, nel senso che a ciascun brano è associato un cortometraggio d'autore. La regista francese Claire Denis, con la quale i Tindersticks hanno collaborato ripetutamente (da Nénette et Boni al recente Les Salauds), si è occupata ad esempio del languido jazz funk orchestrale "Help Yourself".



Gli undici video sono riuniti nel dvd che accompagna il disco e ne costituiscono dunque un complemento essenziale. Detto questo, l'album ha valore in sé anche al netto delle immagini. Imperniato al solito sulla voce baritonale di Stuart Staples, una sorta di Bryan Ferry esistenzialista, il suono del quintetto solca il mare della malinconia lungo una rotta che ondeggia fra accenti melò (quelli ombrosi di "We Are Dreamers!", dov'è ospite al microfono Jehnny Beth delle Savages) e atmosfere crepuscolari (come avviene nella toccante "Hey Lucinda", in cui a duettare con Staples è Lhasa de Sela, cantautrice statunitense scomparsa ormai sei anni fa). A generare quei sentimenti sono ovviamente le pene d'amore, descritte in episodi chiave quali "Were We Once Lovers?" e "Like Only Lovers Do", che conclude la sequenza con andamento classico e mette in piena luce le squisite virtù degli arrangiamenti, curati dagli altri due fondatori superstiti, il tastierista Dave Boulter e il chitarrista Neil Fraser.

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