La ricerca di Lang Lang

Il pianista cinese al Festival di Abu Dhabi

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Lang Lang è ad Abu Dhabi, in uno dei suoi tanti passaggi nei palcoscenici di mezzo mondo. Telegraficamente ci risponde, in una breve pausa, ad alcune domande tre le tante che vorremmo porgli: questioni intorno alle quali si animano schiere di sostenitori e detrattori, quello che ormai è il discusso controverso “fenomeno Lang Lang”:

Lei è molto noto per la sua capacità di affrontare repertori molto differenziati. Pensa che vi siano modi diversi di suonare Beethoven o Chopin o qualsiasi altro compositore?
«Certo, ci sono molti modi di interpretare opere di compositori di stili diversi. Per me la cosa più importante è svolgere la mia ricerca. Quando si tenta una nuova interpretazione è necessario studiare la musica di quel compositore e il suo background, il contesto in cui è nata l'opera».

Riguardo a questo, ritiene che l'indagine sul timbro nei repertori del XIX secolo sia diversa da quella del XX secolo?
«Sì, è molto diversa: nel repertorio del diciannovesimo secolo prevale lo stile romantico o del tardo romanticismo. Nel ventesimo secolo si sviluppano stili compositivi diversificati, quelli che definiamo “musica contemporanea”».

Quali sono i suoi maestri e suoi modelli di sua scuola pianistica?
«Durante l'infanzia, i miei modelli erano Horowitz e Rubinstein. Ora, oltre a questi modelli, apprezzo molte altre interpretazioni della musica pianistica».

Come sceglie il repertorio o il programma per un concerto? Qual è l'aspetto più importante per lei: la coerenza storica e monografica, o la combinazione di stili musicali diversi?
«Quando metto insieme un programma, mi piace prendere in considerazione entrambi questi aspetti, anche se in alcuni concerti recenti ho voluto proporre brani di stili diversi scegliendo un mix di opere di compositori diversi».

Al Festival di Abu Dhabi ha proposto le Stagioni di Cajkovskij, scelta piuttosto inusuale per un pianista. Perché secondo lei sono così pochi i pianisti a sceglierle, e cosa pensa dello stile pianistico in Cajkovskij?
«È una scelta personale del pianista. Per me è una composizione meravigliosa, un pezzo di grande musica, piena di colori. Forse prima o poi diventerà popolare, e molti pianisti la eseguiranno più di frequente. La musica di Cajkovskij è opulenta, bisogna immaginare la sua opera per pianoforte eseguita da un'intera orchestra, in termini di colori e di struttura».

Qual è il suo approccio al Concerto Italiano di Bach? Cosa pensa dello stile clavicembalistico applicato al pianoforte? E Chopin?
«Penso più alla musica che allo strumento. Come dicevo, credo che la cosa più importante sia fare ricerca sulla musica. Chopin è un compositore speciale, esigente ed elegante. Sovente nell'interpretazione combino concezioni del Romanticismo con idee ispirate al Classicismo».

Quali sono i compositori contemporanei che ama maggiormente e quali preferisce suonare?
«Ne amo molti. Ho molti amici che sono compositori contemporanei!»

Qual'è la sua opinione sui nuovi modi di scrivere musica oggi: pensa che esista un possibile trait d'union fra culture e mondi musicali diversi, fra jazz, musica classica, rock o musica di altri paesi?
«Ma certo! Ci sono talmente tante possibilità di “crossover di arti diverse”. Nel corso della storia tipi diversi di arte si sono influenzati a vicenda. Per esempio, Gershwin ha preso ispirazione dalla musica jazz, Debussy dalla pittura impressionista. La stessa cosa avviene oggi con la musica contemporanea e la world music».

Che cosa ci può dire della musica del suo paese, una delle tradizioni musicali più antiche al mondo?
«Grazie per il Suo interesse! La maggior parte della musica cinese ha a che fare con la filosofia classica. Presenta spesso atmosfere suggestive, di solito belle melodie, molte delle quali sono pentatoniche».

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