Il cestone delle ristampe

Il punto sui "nuovi" dischi da riscoprire, da Oscar Pettiford allo Slide Hampton Octet

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Come accostarsi alle tante ristampe che continuano ad affacciarsi, con un briciolo di noncurante impudenza, su un mercato ormai sempre più marginale come quello dei dischi di jazz?
Quale domanda vanno a soddisfare? Quella del collezionista mai sazio, che del grande affresco novecentesco di matrice africanoamericana desidera poter rimirare ogni dettaglio, anche quando il disegno complessivo gli è arcinoto?
Quella del vecchio appassionato, che solo trent'anni fa ci impiegava - se era fortunato - un po' di annetti a recuperare cose che oggi ritrova impacchettate come sottilette a 9.90€ in qualche cestone delle offerte e gli scappa la lacrimuccia?
In che modo alcune ristampe, soprattutto se riguardano dischi e artisti non tra i più gettonati e popolari, possono raccontare lo stesso la forza e l'unicità della loro personalità espressiva?

Me le faccio spesso queste domande, rigirando tra le mani dischi che sembrano magari delle chicche per completisti un po' maniaci, ma che spesso si rivelano ancora freschissimi e intriganti, a volte al pari di altri lavori ben più famosi.

Accade ad esempio con The Complete Big Band Studio Recordings del contrabbassista Oscar Pettiford, recentemente riproposto dalla Phono (distr. Egea) dopo essere stato ripubblicato una decina di anni fa dalla Fresh Sound (sulle cose con diritti scaduti, raccapezzarsi con le etichette, subetichette e similia è esercizio tanto complesso quanto vano).

Si tratta dei due lavori usciti originariamente per la ABC come The Oscar Pettiford Orchestra in Hi-Fi tra il 1957 e il 1958, poco prima che il musicista si trasferisse a Copenhagen per gli ultimissimi anni della sua troppo breve esistenza.



Una ventina di tracce (a quelle degli lp originali si aggiungono tre brani dal vivo al Birdland) da sogno, con formazioni che vedono impegnati jazzisti del livello di Art Farmer, Jerome Richardson, Tommy Flanagan, Kenny Dorham, Lucky Thompson, ma anche un immenso Gigi Gryce come arrangiatore di colori sempre multiformi e lucenti, talvolta un po' indulgenti nel dettaglio a scapito della massa sonora, ma comunque stimolanti per i solisti.

La formazione, con due trombe, due corni francesi, trombone, una folta compagine di sassofoni (ci sono anche Sahib Shihab e Benny Golson), oltre alla sezione ritmica, viene resa ancora più flessibile e in un certo senso inusuale dalla presenza dell'arpa e dalla possibilità di Pettiford di usare il violoncello, così come va sottolineato la bellezza del repertorio, che evita gli standard più abusati e si concentra invece sulla grande capacità compositiva degli stessi Gryce e Pettiford, insieme a cose come "Little Niles" di Randy Weston o una fantastica "I Remember Clifford" di Golson. Da riscoprire assolutamente.

Gran bel sentire anche con il doppio, sempre Phono, che raduna i Complete Recordings del quintetto di Paul Gonsalves e Clark Terry (sax tenore e tromba, rispettivamente). Ben quattro gli lp originali che confluiscono in questa ristampa: Cooking per la Argo (1957), Diminuendo, Crescendo and Blues per la tedesca Bertelsmann l'anno dopo, Clark Terry & His Orchestra Featuring Paul Gonsalves per la Decca francese nel 1959 e quattro tracce da The Jazz School del 1956.



Sebbene legati, nell'immaginario collettivo, dall'immagine di musicisti ellingtoniani (quali furono per molti anni), Gonsalves e Terry si conobbero in realtà nell'Orchestra di Count Basie, nella quale militarono alla fine degli anni Quaranta. Le circostanze, l'aroma musicale, lo spirito delle tracce contenute in questa ristampa sono invece chiaramente elllingtoniane, basti pensare che i due dischi "europei" furono registrati durante le tournée dell'orchestra del Duca nel Vecchio Continente, ai molti brani di Ellington suonati (ma i temi sgorgano spesso anche dalla penna dei due co-leader, spesso pregni di blues) come alla presenza di Jimmy Woode e Sam Woodyard alla ritmica. Meno rilevanti i pianisti coinvolti, da Willie Jones agli autoctoni Carlos Diernhammer e Raymond Fol. Due ore e mezza di musica da sigaro e brandy!

Altro doppio molto interessante della Phono, The Complete Studio Recordings dello Slide Hampton Octet. Musicista precocissimo e talentuoso, Hampton (oggi più che ottantenne) si era distinto alla fine degli anni Cinquanta con Lionel Hampton (l'omonimia è casuale, nessun "nepotismo" eh) e addirittura come arrangiatore per Maynard Ferguson.

Nel 1959 registra per l'etichetta Strand Slide Hampton And His Horns Of Plenty, che qui ritroviamo. Grande attenzione alla trombe nell'ottetto senza pianoforte, con la compresenza addirittura di Freddie Hubbard e di Booker Little, praticamente il meglio che si potesse avere all'epoca. Ma c'è anche il solido George Coleman al tenore, batteristi come Charie Persip o Pete La Roca. Grande capacità di trovare un bilanciamento tra il suono pieno orchestrale e la snellezza del più ristretto combo a disposizione, con soli scintillanti e collettivi pieni.



La formula viene ripetuta con il passaggio all'Atlantic nel 1960: ecco quindi Sister Salvation, Somethin' Sanctified, Two Sides Of Slide (l'indimenticabile copertina vede il trombonista su uno scivolo azzurro...) e alcune tracce in nonetto, il tutto entro il 1962. Gran bella musica, tutta insieme!

Riuniti anche i tre dischi incisi dalla Big Band del tenorista e arrangiatore Bill Holman tra il 1957 e il 1960. Doppio della Phono The Original Bill Holman Big Band Complete Recordings, consente di apprezzare le qualità di Holman come leader, dal momento che quelle di arrangiatore erano già state certificate in anni di servizio per Stan Kenton.



Nell'orchestra troviamo "classici" nomi west coast come i trombettisti Al Porcino, Conte Candoli o Jack Sheldon, trombonisti come Frank Rosolino, sax del livello di Richie Kamuca, Herb Geller, Charlie Mariano, pianisti come Victor Feldman o Jimmy Rowles, il contrabbasso di Curtis Counce (nell'ottetto del 1954 delle bonus tracks) e Mel Lewis alla batteria. Mica male eh? Da provare.

Venendo agli anni Settanta e alla meritoria attività di ristampa della Xanadu Master Edition, segnalo una serie di lavori che hanno come protagonisti dei sax tenore. Primo fra tutti Feelin's di Teddy Edwards, caldo strumentista West Coast che ebbe una lunga - e in parte sottovalutata - carriera dagli anni Quaranta fino all'alba del nuovo millennio. Disco inciso nel 1974 dopo una lunga parentesi di silenzio discografico, quello di Edwards vede coinvolti Conte Candoli alla tromba, Dolo Coker al piano, Ray Brown al contrabbasso, Frank Butler alla batteria e Jerry Steinholz alle percussioni, per un hard-bop ricco di influenze soul e di morbidi dettagli. Molto godibile.



Più muscolare è l'incontro tra altri due tenori, Al Cohn e Dexter Gordon, testimoniato dal doppio True Blue/Silver Blue. Anche qui la formazione complessiva è nutrita di ottimi comprimari, da Blue Mitchell a Barry Harris a Louis Hayes, per un classico impianto bop, fatto di lunghi assoli e gran tiro. Da ricordare il bel duetto di soli sassofoni su "On The Trail".



Il più recente del lotto, siamo nel 1979, Skate Board Park, vede impegnato il quartetto di Joe Farrell, con Chick Corea al piano e al piano elettrico, Bob Magnusson al basso e Lawrence Marable alla batteria. Già affermatosi con i Return To Forever, Farrell è qui particolarmente ispirato, sia in alcuni temi originali, sia divertendosi a ritornare su standard come "Speak Low" o "You Go To My Head". Morirà, nemmeno cinquantenne, pochi anni dopo. Questa ristampa è un ottimo modo per riscoprirne le doti.

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