Fascino Xanadu

Tornano in ristampa le gemme bop (e non solo) dell'etichetta Xanadu

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Produttore e art director sin dagli anni Cinquanta, dapprima fondando la Signal Records, poi lavorando per la Prestige e altre etichette nel decennio successivo, Don Schlitten è stato negli anni Settanta un nome di riferimento per la scena jazzistica più legata alla tradizione be-bop, lavorando per la Muse o la Cobblestone e fondando la Xanadu Records, il cui catalogo copre il periodo a cavallo tra il 1975 e gli anni Ottanta.

Etichetta rimasta nel mito non solo per l'altissima qualità della musica (tra l'altro in anni in cui larghe fette di ascoltatori si erano spostati verso sonorità elettriche o più apertamente sperimentali), ma anche per la curatela personale che Schlitten, con la compagna Nina, poneva in ogni fase della produzione, la Xanadu trova oggi, per il piacere degli appassionati, una nuova visibilità grazie alle venticinque uscite della Xanadu Master Edition, curata dalla Elemental Music in collaborazione con The Orchard (in Italia distribuisce Egea).



Tra le prime uscite - corredate da ottimi materiali nei booklet - ci piace certamente segnalare una piccola gemma come Kwanza (The First) del 1975 a nome del batterista Albert "Tootie" Heath. Fratello del sassofonista Jimmy e del contrabbassista Percy - presenti entrambi nel disco -, splendido accompagnatore e sensibile compositore, Heath guida qui un sestetto prestigioso completato dal trombone di Curtis Fuller, dal piano (anche elettrico) di Kenny Barron e dalla chitarra di Ted Dunbar.



Africano e spirituale, immediato e ricco di interventi solistici emozionanti (anche al flauto, da parte del fratello Jimmy), questo disco è una vera e propria delizia estiva, e non solo.

Rimanendo in "casa Heath", vale la ristampa anche Pictures Of Heath proprio del sassofonista Jimmy e sempre del medesimo anno. Autore di temi efficacissimi e strumentista probabilmente sottovalutato (cresciuto nella Philadelphia in cui cresceva John Coltrane), lo troviamo qui al tenore e al soprano alla guida di un quartetto di solida impostazione bop, completato da Barry Harris al piano, da Sam Jones al basso e dal drive implacabile di Billy Higgins dietro i tamburi.



Il quartetto scolpisce "classici" del sassofonista come la title-track, "For Minors Only" o "CTI" - scritte per gli Art Pepper e Chet Baker di Playboys nel 1956 - donando all'ascoltatore una quarantina di minuti di storia riletta senza filtri.

Testimone attivo e onesto del be bop è sempre stato il pianista e didatta Barry Harris, di cui va segnalato l'intenso Plays Tadd Dameron, datato 1975 e in cui, alla testa di un trio con Gene Taylor e Leroy Williams, si dedica al bellissimo repertorio del compositore e arrangiatore scomparso prematuramente nel 1965.



Temi come "Ladybird", "If You Could See Me Now", "Our Delight" e altri, sono gemme che nelle dita di Harris - sempre attentissimo alla lezione di Bud Powell, ma anche capace di un proprio obliquo lirismo - rivivono con grande intensità.

Una segnalazione speciale anche per il doppio cd che contiene due lp registrati durante un tour in Senegal coordinato dal Dipartimento di Stato americano nel 1980.
Night Flight To Dakar racconta i concerti tenuti dal quintetto di Al Cohn e Billy Mitchell (entrambi al sax tenore) al Teatro Sorrano e al Club Taski della capitale senegalese, con Dolo Cocker al piano, Leroy Vinnegar al basso e Frank Butler alla batteria.



Musica che scorre entro binari da jam session di lusso, ma che è fresca come brezza e che non spiacerà né agli appassionati più incalliti né a chi cercasse del jazz genuino e senza troppi additivi.

Tra i titoli in arrivo nei prossimi mesi si attendono le ristampe di dischi di Charles McPherson e Sonny Criss, Dexter Gordon, Kenny Barron, Teddy Edwards e molti altri che hanno impreziosito il catalogo Xanadu in quegli anni.

Ben ritrovati!

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