Elogio del deun deun deun deun

L’amore devi seguirlo è il nuovo disco di Nada

Articolo
pop

Nada
L'amore devi seguirlo
Santeria

Deun deun deun deun deun deun. Da qui è probabilmente partita una delle molteplici vite artistiche di Nada, da un vocalizzo alieno che interrompe un altro vocalizzo. È un vocalizzo – se la memoria non inganna – che trovai davvero fastidioso al primo ascolto, per quei motivi insondabili per cui amiamo o odiamo un motivetto non appena lo sentiamo. Quando il pezzo da cui è tratto andò al Festival di Sanremo nel 2007, quel vocalizzo deve essere rimasto impresso a molti. Non necessariamente in positivo.

“Luna in piena”, il pezzo da cui è tratto, non uscì particolarmente bene da quel Sanremo: non finì fra i primi dieci, e il Festival lo vinse “Ti regalerò una rosa” di Simone Cristicchi, che si portò a casa anche il premio della critica.

Nada era stata fino a quel momento molte cose: una diva lolitesca, una chanteuse raffinata che sedeva al tavolo di Piero Ciampi e Paolo Conte, da un certo punto in poi una cantautrice part-time, un’icona da Festivalbar (“Amore disperato”, che rimane un grandissimo pezzo)... Ma da quel momento, dal disco che seguì quel Sanremo, è divenuta per una nuova generazione di pubblico anche un’artista “indie”, una cantautrice rock, una sorta di omologo italiano di Patti Smith. Non lo si colse nell’immediato, ma a rivederla oggi, sul palco di Sanremo con giacca e camicia a urlare “deun deun deun deun”, è questo che si vede.



Nel frattempo sono successe molte cose: Nada ha continuato a collaborare con musicisti sempre nuovi, tenendo il suo suono sincronizzato con quanto intorno a lei succedeva nel mondo della musica. Alle collaborazioni con Fausto Mesolella si sono aggiunte quelle con Massimo Zamboni, con gli Zen Circus, con Enrico Gabrielli, con moltissimi giovani musicisti che spesso la accompagnano sul palco.

Oggi, a distanza di nove anni che sembrano non essere passati a livello di ispirazione e presenza scenica, ritorna anche il “deun deun deun deun”. Lo si riascolta in “La canzone dell’amore”, uno dei singoli che hanno anticipato l’uscita di questo nuovo L’amore devi seguirlo. Uscito un po’ in sordina rispetto al precedente Occupo poco spazio, il disco è nato in casa, da provini registrati da Nada con il compagno e collaboratore di sempre Gerri Manzoli (noto anche per essere stato bassista dei Camaleonti!). Se in Occupo poco spazio Enrico Gabrielli aveva costruita una piccola orchestra da camera, L’amore devi seguirlo espone invece una direzione più lo-fi e minimale negli arrangiamenti. Non suona “casalingo” (in effetti, gli strumenti sono stati ri-registrati in studio, e alle registrazioni hanno collaborato anche i Sacri Cuori) ma sicuramente più spoglio, semplice, molto compresso e asciutto: produce Manuele Fusaroli, già dietro il banco per dischi di Zen Circus e Luci Della Centrale Elettrica fra gli altri, e si sente.



Al centro ci sono, sempre e comunque, le canzoni. Uno dei grandi valori di Nada è la capacità fare musica “bella”, d’autore, senza essere mai noiosa, infilando almeno un paio di melodie appiccicose in ogni album. Qui tocca alla citata “La canzone dell’amore”, scritta a partire da un laboratorio insieme con alcuni ragazzi diversamente abili (che partecipano nel coro) e alla chiusura di “All’aria aperta”, ma si fanno ricordare anche l’iniziale “Aprite le città”, che tocca il tema del terrorismo (già nel precedente lavoro) con sguardo obliquo e azzeccato. Forse non siamo al livello di Luna in piena, Vamp o dello stesso Occupo poco spazio: tutto suona più urgente, quasi come un disco di passaggio verso qualcosa… Che cosa? Una nuova Nada? Se è così, la aspettiamo con ansia canticchiando (deum deum deum deum deum deum…).

Se hai letto questo articolo, ti potrebbero interessare anche

pop

Gli ultimi tre anni della vita di Nico nel lungometraggio di Susanna Nicchiarelli, vincitore nella sezione “Orizzonti” all’ultimo Festival di Venezia

pop

L’eco dell’ultimo decennio del Novecento si riverbera nei nuovi lavori di Cristina Donà, Mauro Ermanno Giovanardi e Cesare Malfatti

pop

La morte del bassista dei Can, e la sua influenza sulla musica pop del secondo Novecento