Demdike Stare nel paese delle meraviglie

L’affascinante metamorfosi dei Demdike Stare nel nuovo Wonderland

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pop

Demdike Stare Wonderland Modern Love

Una luce quasi impercettibile ha cominciato a rischiarare ultimamente il tenebroso fondale che in passato accoglieva le musiche del duo di Manchester, fin dal nome – riferito a un caso di stregoneria nell’Inghilterra del XVII secolo – orientato verso un’interpretazione gotica del suono elettronico.

A partire dal 2013, con l’uscita inaugurale della serie intitolata Testpressing, le produzioni congegnate da Sean Canty e Miles Whittaker hanno preso ad animarsi dal punto di vista ritmico, divenendo via via meno grevi. In qualche modo l’album appena pubblicato, primo da quattro anni a questa parte, rappresenta il culmine di tale evoluzione. Intendiamoci, lo stile dei Demdike Stare rimane formalmente austero, eppure qui e là trapelano scorci d’inusitata leggerezza, come ad esempio l’ambient idilliaca in cui sfocia il groove severo di “Hardnoise”, il brano più ponderoso della raccolta, con i suoi abbondanti dieci minuti e mezzo di durata. Le cadenze sulle quali si dipana Wonderland riecheggiano la radicalità da rave della techno originaria (l’iniziale “Curzon”), della jungle non ancora drum’n’bass (“Sourcer”) e di certe vibrazioni urbane da “radio pirata” (grime in “Animal Style” oppure U.K. garage in “Ovestaying”).

Sintesi paradigmatica della convergenza fra l’attitudine industrial degli esordi e il nuovo corso esplorato di recente è “Airborne Latency”, episodio al tempo stesso enigmatico e affascinante.

Utile a decifrare la metamorfosi in atto è in particolare la versione dell’opera su cd, corredata da due dischi supplementari contenenti le 14 tracce del progetto Testpressing: premesse di questo viaggio nel “paese delle meraviglie”.

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