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Semiramide o l’Edipo rossiniano

Semiramide
opera in 2 atti
di Gioachino Rossini

Libretto di G. Rossi da voltaire (1748)
Prima rappresentazione: Venezia, La Fenice
organizzatore
Bayerische Staatsoper

comune
Monaco

nazione
Germania

struttura
Nationaltheater


Trionfa a Monaco l'opera di Rossini diretta da Michele Mariotti

La Rossini renaissance ha ormai una lunga storia ma ancora il Rossini serio rimane un animale piuttosto raro sulle scene tedesche. Un bel segnale arriva da Monaco, dove l’Opera Bavarese presenta una edizione “de luxe” di “Semiramide”. Ed è subito trionfo. Per funzionare Rossini pretende specialisti e sulla scena di Monaco se ne son visti tanti, tutti perfettamente in parte e tutti docilmente sottomessi alla guida competente di un direttore rossiniano nell’anima prima ancora che nel gusto come Michele Mariotti.
Se quello rossiniano è sostanzialmente un teatro di voci (e su questo si scontra con una tradizione divergente che domina il mondo germanico), David Alden si sottomette alle regole del grande spettacolo – specie nel tripudio di costumi da satrapia mediorientale reinventati dalla fantasia di Buki Shiff, più che nella scena costringente di Paul Steinberg – ma non rinuncia a lasciare un segno autorale con una regia che raccoglie i molti stimoli del libretto di Gaetano Rossi da Voltaire. Dissemina il lungo percorso dell’opera (quattro ore con pausa) di tracce edipiche già dal “Bel raggio lusinghier” con quel bimbo con orsacchiotto che spunta da dietro il regale sofá capitonné e ovviamente nell’agnizione di Arsace-Ninia nella sua infantile stanza dei giochi. Di grande effetto oltre che pertinenti sono sembrate anche la caratterizzazione del legame sesso-potere fra Semiramide e Assur su un talamo, che verosimilmente sarà lo stesso di Macbeth e signora, e il gran finale del primo atto con quell’odore (di zolfo) di Don Giovanni “aux Enfers”. Meno convincenti ci sono sembrate le frequenti strizzate d’occhio al musical, come nelle coreografie acrobatiche di Oroe e team sacerdotale o in quelle delle coorti criptogolpiste di Assur, per tacere delle proiezioni video (di Robert Pflanz) che volevano introdurre una dimensione surreale nella fosca tragedia ma finivano per essere piuttosto invadenti quando non inopportune.
Tornando alla musica, già si è detto del parterre di interpreti senza debolezze e non solo sul piano vocale e in un’opera che non lesina certo sulle complessità tecniche ed espressive sarebbe di per sé un grande risultato. La scelta di un mezzosoprano acuto com’è Joyce DiDonato restituisce la giusta densità drammatica al ruolo della regina di Babilonia, realizzato con stile e misura regali dalla carismatica cantante americana. Eguale stile si ritrova nella prova di Daniela Barcellona nei panni “en travesti” di Arsace, davvero straordinaria nella grande scena di “In sì barbara sciagura” del secondo atto. Molto riuscito anche l’Assur di Alex Esposito, perfettamente abile nel dare densità vocale al cattivo assoluto del dramma nonostante, complice la regia, dia talvolta l’impressione di non prendere troppo sul serio la truce ribalderia del personaggio. Sacrificato dal taglio dell’aria “Ah dov’è, dov’è il cimento”, Lawrence Brownlee si riprende imperiosamente la scena (e la sposa promessa) con “La speranza più soave” fra vertiginosi vocalizzi e coreografie stile Bollywood. Gusto e eleganza caratterizzano anche il gran sacerdote Oroe di Simone Alberghini. Pertinenti gli altri (molto divertente la caratterizzazione di Elsa Benoit per l’Azema bambola-feticcio tutta d’oro). Incisiva la prova del coro istruito da Stellario Fagone.
E infine lui, Michele Mariotti, che porta al trionfo la sua prima “Semiramide” in uno dei templi del wagnerismo (il che potrebbe suonare quasi come un’eresia). Competenza, gusto, equilibrio ma soprattutto un entusiasmo che contagia un’orchestra smagliante e imperiosa quando serve. Entusiasmo che travolge anche il pubblico che accoglie la “novità” con un trionfo e assicura un tutto esaurito per le altre recite in programma.

Stefano Nardelli


data prima
15 Febbraio 2017

scheda cast
Joyce DiDonato (Semiramide), Alex Esposito (Assur), Daniela Barcellona (Arsace), Lawrence Brownlee (Idreno), Elsa Benoit (Azema), Simone Alberghini (Oroe), Galeano Salas (Mitrane), Igor Tsarkov (L’ombra di Nino)

regia
David Alden (collaborazione di Frauke Meyer)

scene
Paul Steinberg

costumi
Buki Shiff

coreografo
Beate Vollack

orchestra
Bayerisches Staatstorchester

direttore
Michele Mariotti

coro
Chor der Bayerischen Staatsoper

maestro coro
Stellario Fagone

luci
Michael Bauer (video: Robert Pflanz)

note
Nuovo allestimento della Bayerische Staatsoper di Monaco di Baviera in coproduzione con Royal Opera House di Londra. Date rappresentazioni: 12, 15, 18, 23, 26 febbraio; 3 marzo; 21, 24 luglio 2017. La recita del 26 febbraio è trasmessa in streaming live nel sito di Staatsoper.TV (https://www.staatsoper.de/tv.html)

biglietto
163 €, 142 €, 117 €, 91 €, 64 €, 39 €, 15 €, 11 €



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