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Che fare di Mefistofele?
Mefistofele
Oper in un prologo, 4 atti e un epilogo
di Arrigo Boito
Libretto di Arrigo Boito dal I e II "Faust" di Goethe
Prima rappresentazione: Milano, Teatro alla Scala

Dopo oltre mezzo secolo torna a Roma Mefistofele, unico titolo "raro" della stagione.
Ci si deve chiedere se l'opera di Boito - un tempo popolarissima a Roma, soprattutto come cavallo di battaglia di bassi spettacolari come De Angelis e Neri - sia ormai solo una curiosità o abbia ancora qualche significato. Il prologo - un misto di colpi di genio e ingenuità - è impressionante e può essere accostato da qualche entusiasta a Mahler; poi si vola basso e l'attenzione è ridestata solo episodicamente da qualche riuscito effettaccio diabolico (l'aria del fischio) e da alcuni bei momenti melodici ancora donizettiani (quasi tutti affidati al tenore e qui rovinati da Stuart Neill). Le famose ambizioni wagneriane si riducono a sporadici spunti, che sanno più di grand-opéra che di Wagner. Il pubblico, inizialmente colpito, applaude sempre più stancamente. Il problema è anche che in quasi tre ore e mezza non succede niente d'interessante in scena, sebbene ci sia di tutto e di più. Si parte dalla Germania gotica delle vecchie scene dipinte di Camillo Parravicini, proiettate a mo' di siparietto ad apertura dei singoli quadri, cui sono sovrapposti un impianto scenico moderno di Andrea Miglio e i video di Michele Della Cioppa, che trasportano l'azione nella Milano della Scapigliatura, tra le guglie del duomo e architetture paleoindustriali. Buon punto di partenza, ma Filippo Crivelli, incerto se prendere Boito sul serio o sottolinearne gli aspetti ingenui e kitsch, non lo valorizza assolutamente. Orlin Anastassov è un buon Mefistofele: canta bene, senza fare il trombone, ma è lasciato sempre ai margini, più spettatore che protagonista. Amarilli Nizza si difende con esiti alterni: bene nelle pagine liriche ma in quelle più drammatiche quasi non la si sente. Se, nonostante tutto, l'esecuzione è di livello accettabile, il merito è della bella direzione di Renato Palumbo.
Mauro Mariani