Una suite per Amiri Baraka

Il nuovo, prezioso progetto di Emanuele Parrini con Taylor Ho Bynum

Recensione
jazz
Centro d'Arte degli Studenti dell'Università di Padova Padova
17 Febbraio 2017

Mentre molti festival e rassegne si ostinano nel programmare esclusivamente quanto gira in tour ed è già consolidato, bene hanno fatto il Centro d’Arte di Padova, Pisa Jazz e Novara Jazz, che hanno creduto nel violinista Emanuele Parrini permettendogli di allargare il lavoro del progetto The Blessed Prince (ne abbiamo parlato qui) alla cornetta di Taylor Ho Bynum, personalità tra le più originali della scena creativa americana, non a caso collaboratore stabile di Anthony Braxton. Scommessa riuscita, a giudicare dall’esito del concerto padovano, che ha offerto a un pubblico attento e caloroso (nonostante la natura di suite del lavoro abbia lasciato spazio agli applausi solo nel liberatorio finale) una musica che definire preziosa sarebbe riduttivo. Non solo infatti Parrini è diventato ormai un musicista maturo, che merita di essere annoverato tra i migliori improvvisatori italiani di oggi, ma questo progetto – dedicato a Amiri Baraka – gli offre la possibilità di operare un’energica sintesi di quelli che sono i suoi dichiarati riferimenti: la presenza di sax alto (un sempre splendido Dimitri Grechi Espinoza), violino e tromba richiama apertamente il ventaglio espressivo di Ornette Coleman, ma è tutta la costruzione del lavoro, che si muove felicemente tra ricerca e tradizione new thing, a svelare la mai sopita attualità di questa pratica musicale, se rimessa in gioco in modo personale.

Ho-Bynum entra meravigliosamente nel tessuto della suite, innescando una sorta di triangolazione mai scontata con Parrini e Grechi Espinoza, lasciando anche che Giovanni Maier al contrabbasso e Andrea Melani alla batteria si ritaglino preziose incursioni. Il coraggio è stato pienamente ripagato.

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