Un trio inedito: Zavalloni - Puglisi - Petrella

Belle sorprese a Bologna, alla nuova rassegna Summernote Jazz & More Festival

Foto Massimo Mancini
Foto Massimo Mancini
Recensione
jazz
Summernote Jazz & More Festival Bologna
17 Giugno 2017

Sorprese che la città può riservare in un inizio d’estate torrido. Al Piccolo Teatro del Baraccano, attivo da anni prevalentemente nel settore del teatro di prosa, l'associazione culturale Face Creative Link ha organizzato la mini rassegna Summernote Jazz & More Festival, affidandone la direzione artistica a Gianluca Petrella. L’appuntamento di spicco era costituito dal duo Cristina Zavalloni - Fabrizio Puglisi, con ospite lo stesso Petrella: un trio inedito di fatto, ma i cui membri si conoscono e frequentano fin dagli esordi delle rispettive carriere. Il concerto, i cui motivi d’interesse erano più d’uno, si è aperto in modo folgorante: un "Lush Life" scuro e tormentato e uno staccato, briosissimo "Tin Tin", brano della Zavalloni, già in repertorio vent’anni fa con l’Open Quartet. Sembrava quasi che si stesse delineando un’entusiastica rimpatriata dei tempi delle Bassesfere, associazione bolognese della quale Puglisi e la Zavalloni furono fra i fondatori e alla quale si accostò tangenzialmente il giovane Petrella, approdato a Bologna alla fine degli anni Novanta. Ma poi il percorso ha preso direzioni sempre diverse. Dopo le sofisticate ritorsioni di un brano di Steve Coleman, si è zigzagato fra una canzone popolare siciliana natalizia e le metriche squadrate di "Los cuatro generales", da Tom Jobin a Duke Ellington (un "Solitude" insolitamente cantato con voce lirica), da una naturale fusione fra "Turkish Mambo" di Tristano e il monkiano "Epistrophy" a un’introduzione improvvisata del trombonista sugli armonici in respirazione circolare, che inaspettatamente è sfociata in una travolgente versione del pavoniano "Il ballo del mattone". Se ho insistito sul repertorio è non solo per sottolineare la possibilista varietà delle suggestioni a cui il trio ha attinto, ma anche per precisare che al contempo il suo atteggiamento interpretativo si è rivelato sempre molto partecipato e immediato, giocato sull’improvvisazione e tutto sommato molto "jazzistico". Un trio del quale sono auspicabili altre apparizioni e che si avvale della fusione fra tre notevoli personalità nel pieno della loro maturità. Puglisi sa garantire un ancoraggio sicuro con la concretezza percussiva del suo pianismo; la cantante, la cui vocalità si è inspessita nel registro grave e alleggerita in quello acuto, possiede doti interpretative dalle inflessioni espressioniste ma sempre sapientemente calibrate in funzione dei testi; il trombonista è in grado di inserirsi con un controcanto inventivo, che unisce spunti melodici e residui di sperimentazione, energica verve e decantazione.

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