Un matrimonio di convenienza

Glyndebourne rispolvera un altro gioiellino del repertorio russo, e offre uno spettacolo spumeggiante e divertente, intrattenimento ideale in una lunga serata estiva.

Recensione
classica
Glyndebourne Festival Glyndebourne
Sergej Prokof'ev
23 Luglio 2006
Prokovief aveva descritto Il Matrimonio al convento come un omaggio alla tradizione di Mozart e Rossini. Basata su una commedia-parodia di Sheridan, l'opera paga solo un omaggio distante al realismo socialista sovietico, e conserva in una certa ironia e nei riferimenti alla commedia dell'arte alcuni dei tratti che caratterizzano L'amore delle tre melarance, opera non grata nei circoli stalinisti. Si tratta di un lavoro complesso e non necessariamente compatto, con costanti cambi di scena, molti personaggi, larghe sezioni di danza e scene carnascialesche per le vie della città, che probabilmente costituiva per Prokofiev un valido compromesso tra i propri valori artistici e i dettami del regime. Daniel Slater e Robert Innes Hopkins nella loro nuova produzione per Glyndebourne abbracciano questa complessità, i vari livelli narrativi, il simbolismo ironico, l'uso del grottesco e dell'acrobatico, un occhio per la tradizione colorato da un certo surrealismo, e producono uno spettacolo piacevole ed interessante, virtuosisticamente letterale e pieno di soluzioni sceniche e drammatiche che rispettano ed esaltano il testo, rendendo la commedia accessibile ad un publico non-Russo, il che è impresa non da poco. In questo sono aiutati da un cast di ottimi attori, in particolare Viacheslav Voynarovskiy e Sergei Alexashkin, divertentissimi nei panni di Don Jerome e Mendoza, mentre Lyubov Petrova, Nino Surguladze, Vsevolod Grivnov e Andrey Breus costituiscono l'equilibrato quartetto di giovani amanti. Non è difficile capire le ragioni che hanno spinto Vladimir Jurowski a scegliere questo lavoro inusuale, rappresentato per la prima volta in suolo inglese: la ricca partitura è piena di lirismo, con un'orchestrazione espansiva, ed il direttore vi si relaziona con grande naturalezza.

Interpreti: Don Jerome: Viacheslav Voynarovskiy; Ferdinand: Nathan Gunn; Louisa: Lyubov Petrova; The Duenna: Alexandra Durseneva; Don Antonio: Vsevolod Grivnov; Clara: Nino Surguladze; Mendoza: Sergei Alexashkin; Don Carlos: Alan Opie; Father Augustine: Jonathan Veira; Brother Elustaf / 1st Masker: Peter Hoare; Brother Chartreuse / 2nd Masker: Pavel Baransky; Brother Benedictine / 3rd Masker: Maxim Mikhailov; Lauretta: Claire Ormshaw; Lopez: Brian Galliford

Regia: Daniel Slater

Scene: Daniel Slater, Robert Innes Hopkins; Luci: Rick Fisher

Coreografo: Kate Flatt

Orchestra: London Philharmonic Orchestra

Direttore: Vladimir Jurowski

Coro: The Glyndebourne Chorus

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