Tancredi muore tra gli applausi

Valencia: successo per Barcellona e Pratt con Roberto Abbado sul podio

Recensione
classica
Palau de Les Arts "Reina Sofía" Valencia
Gioachino Rossini
01 Luglio 2017
La stagione del Palau de les Arts di Valencia si è conclusa con uno strepitoso Tancredi – versione con finale tragico – giustamente salutato dal pubblico con applausi entusiastici. Il primo merito di questo successo va alla coppia delle protagoniste, Daniela Barcellona e Jessica Pratt: i loro duetti (uno per atto) sono stati il culmine della serata, e chi ha avuto la fortuna di poterli ascoltare si è portato a casa una lezione su quello che significa il canto per Rossini, ovvero un mezzo per sublimare l’azione e il dramma in una superiore dimensione di ideale bellezza. Tra le due, la Barcellona ha dato prova di maggior caratura interpretativa, plasmando il fraseggio e il timbro della sua voce attorno al carattere del suo personaggio con un’immedesimazione e una varietà d’accenti commovente. La Pratt ha invece sfoggiato una padronanza di mezzi tecnici e vocali sbalorditiva (la sua cabaletta nel secondo atto ha buttato giù il teatro), ma, seppur andando in crescendo nel corso della serata, il suo personaggio è uscito fuori più etereo e meno umano; il che potrebbe anche darsi per una scelta interpretativa deliberata, visto che Amenaide è una donna indifesa, stritolata da forze ostili a lei superiori. Argirio era il tenore cinese Yijie Shi: sicuro nelle agilità e nella pronuncia, ha però optato per un’emissione ipertimbrata e sempre piena che, oltre a una visione un po’ troppo brutale del personaggio nel prim’atto (è pur sempre un padre…), è sembrata un po’ fuori stile. Pietro Spagnoli ha fornito a Orbazzano, personaggio che nell’originale non ha un’aria sua, “Alle voci della gloria”, cantandola con nobiltà d’accenti, e quindi dando un appropriato carattere serio a quest’aria, che di solito si inserisce nella farsa comica La scala di seta. Infine, va menzionata la brava Martina Belli, il cui timbro scuro e ricco si è sposato perfettamente con il clarinetto mozartiano dell’aria di Isaura nel second’atto. Emilio Sagi ha ambientato la vicenda a fine Ottocento, con costumi imperiali dell’epoca, vetrate floreali e architetture neoclassiche. Il gran pregio del suo lavoro è stato quello di lasciare riverberare la musica, accompagnandone le svolte con sapienti giochi di luce e movimenti delle scene. Infine, un gran plauso va ai legni dell’orchestra valenziana, caldi e intonati (persino l’ottavino!), e a Roberto Abbado, che ha diretto con il braccio destro immobilizzato per un infortunio, ma ha controllato tutto con grande leggerezza e precisione, senza cadere nell’errore di voler stringere i tempi e curando con attenzione lo splendore timbrico dell’orchestra rossiniana, sempre trasparente e funzionale al canto.

Note: Coproduzione Opéra de Lausanne, Teatro Municipal de Santiago de Chile

Interpreti: Tancredi Daniela Barcellona Amenaide Jessica Pratt Argirio Yijie Shi Orbazzano Pietro Spagnoli Isaura Martina Belli

Regia: Emilio Sagi

Direttore: Roberto Abbado

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

classica

Nella due giorni fiorentina di Music@Villaromana azzardati accostamenti stilistici caratterizzano la rassegna, curata da Francesco Dillon e Emanuele Torquati

classica

Successo per l’allestimento firmato da Karin Henkel, all’Opera di Gand fino al 19 giugno, poi dal 28 giugno al 7 luglio all’Opera di Anversa

classica

Il direttore e pianista statunitense protagonista di un doppio appuntamento al Ravenna Festival