Storie di donne sole

A Bologna Emma Dante mette in scena La voix humaine e Cavalleria rusticana

Recensione
classica
Teatro Comunale di Bologna Bologna
15 Aprile 2017

Due storie di donne tradite e abbandonate, due storie di solitudini provocate da una “impostazione fortemente maschilista”: Emma Dante spiega così l’insolito accostamento di due opere brevi altrimenti diversissime per clima culturale, linguaggio musicale e temperie drammatica. La donna sola del dramma del 1930 di Jean Cocteau, portato in scena da attrici di spiccata personalità (non ultima Anna Magnani nel film L’amore di Rossellini), anche nella trasposizione musicale del 1958 di Francis Poulenc richiede un’interprete di forte temperamento in grado di reggere da sola la scena per mezz’ora modulando su uno spettro espressivo articolato, più che far leva sulle abilità vocali. Nella versione bolognese, a reggere la scena è Anna Caterina Antonacci nel bianco abbacinante di una camera da letto che poco a poco si rivela una stanza di ospedale con pareti imbottite: attaccata a un telefono scollegato, la donna si abbandona a un dialogo spezzato che è solo interiore, rivivendo come in un flashback le tappe dolorose del distacco dall’uomo che l’ha tradita e che lei ha quindi assassinato. Una variante registica pertinente, che aggiunge complessità a un ruolo già in partenza non facile, ma che la Antonacci risolve con la sapienza dell’interprete consumata. Malgrado le conclamate affinità, per Cavalleria la Dante opta per un contrasto anche visivo molto forte, privilegiando toni più vicini alle proprie corde ispirati a un sobrio folclorismo, che strizza l’occhio, specie nel finale, agli stilemi della sacra rappresentazione. La scena è un contenitore nero con pochissimi elementi dove i simboli religiosi abbondano, soprattutto la croce. Il clima pasquale nell’opera rinforza il parallelo fra il martirio di Cristo e quello di Turiddu e fra il pianto di della Madonna e quello di mamma Lucia per la morte del figlio. Se gli inserti sacri sono forse troppo insistiti da apparire didascalici, nel complesso si fa apprezzare la misura della messa in scena. Una misura che trovava riscontro nell’asciutta direzione di Michele Mariotti, refrattaria all’effetto facile ma non priva di pregnanza drammatica. Ottima l’intesa con l’Orchestra del Comunale, “giusta” sia nell’eleganza misurata di Poulenc che nel melodismo esasperato di Mascagni. Per quest’ultimo, il cast vocale funziona senza debolezze grazie alla rodata affidabilitá di Marco Berti, un Turiddu dall’acuto generoso come il vino dei troppi bicchieri tracannati, di Carmen Topciu, una Santuzza insolitamente introspettiva e controllata, di Gezim Myshketa, un Alfio disegnato con sobria eleganza, e di Claudia Marchi, una mamma Lucia dolente e non esteriore, mentre più generica risultava la Lola di Anastasia Boldyreva. Buona nel complesso la prova del coro. Molti applausi e chiamate.

Note: Nuovo allestimento del TCBO. Date rappresentazioni: 9, 11, 13, 15 e 18 aprile 2017. La registrazione dello spettacolo sarà trasmessa da Rai5 il 25 maggio 2017.

Interpreti: [La voix humaine] Anna Caterina Antonacci (Una donna); [Cavalleria rusticana] Marco Berti (Turiddu), Gezim Myshketa (Alfio), Carmen Topciu (Santuzza), Anastasia Boldyreva (Lola), Claudia Marchi (Lucia); Sabrina Vicari, Mariella Celia, Marta Zollet, Silvia Giuffré, Samuel Salamone, Yannick Simons (attori)

Regia: Emma Dante

Scene: Carmine Maringola

Costumi: Vanessa Sannino

Coreografo: Manuela Lo Sicco

Orchestra: Orchestra del Teatro Comunale di Bologna

Direttore: Michele Mariotti

Coro: Coro del Teatro Comunale di Bologna

Maestro Coro: Andrea Faidutti

Luci: Cristian Zucaro

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