Snarky Puppy, l’attualità guarda al passato

La comunicativa diretta ma risaputa della formazione americana all’Estragon di Bologna

Foto Daniele Franchi
Foto Daniele Franchi
Recensione
jazz
Crossroads Bologna
24 Aprile 2017

Dopo tredici anni di vita, da quando il gruppo è stato fondato dal bassista Michael League, e con undici cd alle spalle, gli Snarky Puppy rimangono un’agguerrita formazione giovane e giovanilistica. Non tanto per l’età dei suoi membri, quanto piuttosto per le sue intenzioni musicali, per i messaggi rivolti a un vasto pubblico – appunto giovane – e per gli aggiornati mezzi di comunicazione usati per raggiungerlo. Questo è stato confermato dal concerto sold out organizzato da Crossroads in collaborazione con Paradiso Jazz, ma non a caso ospitato in uno dei santuari bolognesi del rock, stipato da una vociante folla rigorosamente in piedi. I fiati hanno esposto frasi e riff all’unisono come una classica sezione orchestrale e le percussioni hanno tramato ritmi roboanti su cadenze regolari, salvo bloccarsi in stop ad effetto. Il basso ha costituito la spina dorsale di una musica estroversa ampiamente preordinata, in cui gli spunti solistici, affidati soprattutto a tenore, tromba e tastiere, si stagliavano efficaci nella loro banalità costruttiva… In definitiva si è assistito a un campionario di cliché rituali, a un compendio di espedienti risaputi, coagulati con disinvoltura ed esposti a un volume adeguato al contesto. Gli esiti sono risultati altrettanto prevedibili, intrisi di una comunicativa indubbiamente decisa, immediata e ammiccante, oscillante fra funk motorio e impasti di ampiezza più evocativa. Tutto sommato si è trattato di una musica di contaminazione fra generi in una versione attualizzata, che però non ha presentato sorprese esaltanti. Lo spirito, i procedimenti e gli obiettivi non sono molto diversi da quanto succedeva quaranta - cinquanta anni fa con il rock jazz e la fusion, ma nelle esperienze migliori di allora la sostanza innovativa aveva ben altra ragione di essere e la forza espressiva era di ben altro spessore.

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