Pizzicare la musica

L'Ensemble Punctum a Montréal

Recensione
classica
In francese il verbo “penser” (pensare) et “pincer” (pizzicare) si pronunciano allo stesso modo. “Pincer la musique aujourd’hui”, secondo concerto della stagione musicale della società dei concerti montrealese Codes d’accès – tenutosi il 21 gennaio scorso - è in qualche modo una rievocazione rivisitata del manifesto strutturalista del 1963 di Pierre Boulez e un omaggio all’originale Ensemble Punctum, formato unicamente da strumenti a corde pizzicate, assemblati in modo inconsueto. Degno di nota il loro contributo nell’interpretazione di un repertorio contemporaneo, innovativo, almeno per i canoni della scena locale.

“Pincer la musique aujourd’hui” è anche il sottotitolo del primo brano in programma, scritto dal compositore canadese John Rea nel 1981 e arrangiato per l’Ensemble dal chitarrista Marc-Olivier Lamontagne. Il titolo è “Médiateur”, nel senso di una ricerca compositiva il cui tratto strumentale cerca una mediazione tra l’estetica occidentale e l’insieme di gesti e suoni propri alla musica mediorientale. Allusione peraltro alla gestualità del teatro Nô giapponese, il pezzo si dipana come una progressione di masse accordali che si succedono secondo un ordine imprescindibile.

Le composizioni delle giovanissime Sonia Paço-Rocchia (“D’un autre côté”) e Stephanie Moore (“Jeu de rôle”) sono state create nel 2013 per questo Ensemble che si confronta a scena aperta con l’elettronica: i suoni degli strumenti pizzicati in scena vengono trattati in tempo reale. In entrambi si costruisce così un intrigante gioco di equivoci sonori, percettivi, timbrici. Nella composizione della Paço-Rocchia il riferimento all’opera aperta di Eco è sottinteso nell’azione improvvisativa che ne rinnova costantemente la creazione. La scena si spegne, la platea si illumina mentre, dalle corde dei musicisti sembra fuoriuscire un unico grande arpeggio d’insieme destinato a sfumare progressivamente per lasciare spazio a un pattern melodico in loop: musicisti e pubblico sono parte di una stessa creazione.

La materia prima della creazione di Yan Maresz (“Sul Segno”, 2004) è una banca dati di suoni strumentali che servono da materiale per il trattamento elettroacustico. Essa evolve in un flusso di immagini talvolta più introspettive, talvolta più energiche e possenti.

I suoni vengono vissuti come eventi agiti in tempo reale.
Non si riesce nemmeno a pensarla, la musica di oggi, che è già un lieve tratto nel passato più recente…

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