Nel baule di George

Enrico e Gabriele Pieranunzi con Gabriele Mirabassi in una serata omaggio a Gershwin

Foto di Federica Bressan
Foto di Federica Bressan
Recensione
jazz
Musiké Padova
23 Maggio 2017

La narrazione della musica statunitense del XX secolo ha sapientemente intersecato il repertorio di Gershwin alla Sala dei Giganti di Padova. Enrico Pieranunzi racconta con passione del baule che quando George Gershwin morì (a 38 anni) nel 1937, il fratello e paroliere Ira si trovò a ereditare. Solo dopo la morte di Ira, nel 1983, le numerose composizioni inedite di George Gershwin, stipate nel baule, cominciarono a essere divulgate. Fra queste troviamo “3/4 Blues”, occasione che Enrico Pieranunzi non si fa sfuggire per offrire il proprio personale e luminoso arrangiamento del brano per pianoforte, violino, suonato da Gabriele Pieranunzi, e clarinetto, con Gabriele Mirabassi. A ottant’anni dalla precoce morte di Gershwin, le oltre settecento composizioni che ci ha lasciato restano uno scrigno da cui trarre grande musica da arrangiare per ogni tipo di ensemble, come dimostra questo trio, cui in passato ha partecipato anche Alessandro Carbonare. A punteggiare concerto e bis sono tre delicate partiture per trio curate da Enrico Pieranunzi a partire dai tre preludi per pianoforte, gli stessi che il violinista Jascha Heifetz trascrisse e incise per la RCA nel 1965. Proprio alle trascrizioni di Heifetz (realizzate a metà degli anni Quaranta per la Decca) si affida la parte del programma in duo per violino e pianoforte basato su “Porgy and Bess”: le emozioni profonde di “My Man's Gone Now”, il groove di “It Ain't Necessarily So”. Sono il preludio ai brani che Gabriele Mirabassi e Enrico Pieranunzi riservano all’improvvisazione. Diceva recentemente Lee Konitz che il jazz è essenzialmente un buono standard e spazio per l’improvvisazione: il piano solo di Pieranunzi che rilegge “The Man I Love” e il dialogo con Mirabassi in “But Not for Me” ne sono esempi magistrali. Ad aprire e chiudere il concerto sono “An American in Paris” e “Rhapsody in Blue”, composizioni orchestrali che, nell’arrangiamento per questo ensemble ridotto non perdono alcuno smalto, mettendo in luce i nitidi timbri individuali, la capacità di giocare con le dinamiche di volume e l’intesa collettiva del trio.

Interpreti: Enrico Pieranunzi, piano; Gabriele Pieranunzi, violino; Gabriele Mirabassi, clarinetto.

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

jazz

Sul palco del Teatro Fabbricone di Prato per Metjazz 2018 Simone Graziano Snailspace e Ghost Horse di Dan Kinzelman

jazz

Memorabile concerto di Peter Brötzmann alla Sala dei Giganti del Liviano di Padova, con William Parker e Hamid Drake

jazz

Al Teatro Candiani di Mestre Paolo Botti & La fabbrica dei botti presentano Lomax lives!, presto su disco