Melingo centripeto

Il tanguero apre il nuovo tour alla Maison Musique di Rivoli

foto j.t.
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Recensione
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Maison Musique Rivoli
04 Marzo 2011
Daniel Melingo appartiene a quella categoria di persona la cui statura – nel senso fisico del termine – aumenta a dismisura nel momento in cui toccano le assi di un palco. Lo spazio della scena diventa centripeto, e per qualche strana legge della fisica performativa, un uomo può diventare la scena stessa. Daniel Melingo, come buona parte degli artisti della parola cantata, non è un innovatore assoluto. Nessuna piazza pulita della tradizione di riferimento, nel suo caso il tango canciòn (Gardel, specifica lui stesso). Piuttosto, è la tradizione stessa a essere per lui, “rocker” di formazione, una forma di rottura. E qui è probabilmente parte della freschezza disarmante delle sue composizioni. Non il tanguero che vuol farsi alla moda, ma il rocker che impara a fare il tanguero. Per cui il suo "Maldito Tango", dal titolo del disco che porta ormai in giro da un paio d’anni, non suona poi così anomalo, nonostante il polistrumentista Rodrigo Guerra colori l’organico acustico con il suono cristallino di una telecaster, e il contrabbasso di Romain Lécuyer (il migliore del gruppo) indugi – peraltro sempre sobriamente - in loop e effetti. I ballerini accorsi alla Maison Musique di Rivoli, che ospita l’inizio del nuovo tour e che ha ospitato le prove per una settimana, infatti, scivolano sinuosamente sulla pista, senza inciampi di sorta. L'elemento decisivo è piuttosto il far sembrare nuova e credibile la nostalgia del vecchio tanguero: per cui un pezzo carico di cliché come “Montmartre de Hoy” (“Solo en la noche / cruzando voy / por una calle del vieux Paris”), fra i primi brani del concerto, diventa attraverso la voce di Melingo il credibile racconto di vita di un espatriato a Parigi. Da segnalare, fra i momenti migliori, la onirica “Eco il mondo”, dedicata al “viejo elegante” Claudio de Alas, misterioso poeta colombiano e “Eu un bondi color humo”, con piglio più energico rispetto al disco. Ma alla fine rimane in mente, per la citata forza centripeta, solo Melingo: che cade, si accartoccia, si distende, si fa portare fuori dai suoi musicisti come un James Brown porteño e melanconico.

Interpreti: Daniel Melingo: voce , clarinetto; Rodrigo Guerra: chitarre, bouzouki, sega; Romain Lécuyer: contrabasso; Manolo Cedron: bandoneon; Diego Trosman: chitarra.

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