Loano, dalle radici ai pollini

Il racconto dell'edizione 2017 del Premio Loano

Recensione
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Premio Loano

Si torna ancora una volta al Premio Loano, l’edizione è la tredicesima, il tema è “In viaggio” e la dedica e ai migranti, e alla musica "tradizionale" (virgolette d'obbligo) che migra, che si sparge e diffonde per il Mediterraneo e oltre.

Il Loano – che abbiamo spesso raccontato su queste pagine – è un piccolo premio-festival che negli anni ha saputo costruirsi una credibilità umana, prima ancora che artistica. Gestione amichevole e quasi a dimensione familiare (grazie ai curiosi volenterosi della Compagnia dei Curiosi, che il Premio si sono inventati nel 2005) e artisti che vengono e tornano volentieri. Sulla mappa del folk italiano, Loano è ormai uno dei capoluoghi, insieme a un pugno di altri avamposti di serena resistenza: di qui, chi si occupa di folk in Italia prima o poi deve passare.

Quella di Loano è anche, naturalmente, una storia di tagli, di risorse scarse, di fatica nel portare avanti un progetto culturale di questo tipo e di collocarlo dentro l’offerta turistica della Liguria in piena alta stagione. Come ogni festival che si rispetti, alla fine di ogni edizione si va a casa domandandosi se ci sarà una prossima volta (anche se quest’anno, a Loano, l’amministrazione comunale ha dato chiaro segnali in tal senso, promettendo pubblicamente fondi). Ma ancora, anno dopo anno, inevitabilmente, ci si ritrova a Loano: le stesse facce, lo stesso piacere di raccontarsi e aggiornarsi sulla musica e su tutto.

Quest’anno, per quei tagli e assestamenti di cui sopra, l’edizione è stata ridotta a soli tre giorni, con doppio appuntamento alle 18 e alle 21.30. Rachele Colombo – vincitrice del Premio per il miglior disco dell’anno (assegnato da una giuria di giornalisti specializzati) ha aperto gli appuntamenti serali con un bel concerto nel Chiostro di Sant’Agostino, una bellissima struttura che ospita una comunità di migranti, e che fino a oggi non era mai stata sfruttata dal Premio: il pubblico attento e numeroso conferma che la scelta si è rivelata vincente.

Del lavoro della Colombo sulle canzoni da battello abbiamo già detto, così come del progetto di Stefano Saletti e Piccola Banda Ikona, Soundcity, dedicato ai suoni delle città di frontiera del Mediterraneo, di scena la seconda sera. Banda Ikona gira con una formazione variabile, e sul palco del Giardino del Principe (una scommessa vinta: è un’arena estiva molto grande, di solito riservata agli eventi di cartello) schiera come ospiti Nando Citarella, Alessandro D’Alessandro, Gabriella Aiello, Yasemin Sannino e Pejman Tadayon. Alla fine, nonostante un suono non impeccabile penalizzi un po’ le sfumature e i colori, la modalità energetica della banda conquista il pubblico. Ultima sera con Enzo Avitabile e i suoi Bottari: niente di nuovo, nonostante l’intestazione della serata – Lotto infinito – prometta un focus particolare sui materiali dell’ultimo bel lavoro del musicista napoletano, ma energia e pubblico rapito, come sempre, dalla trance in 1 delle botti percosse.

Il Loano 2017 ha però avuto i suoi momenti migliori negli appuntamenti pomeridiani Il Premio incontra…, che rappresentano lo spazio per gli eventi più di “sperimentazione” (di “culto”, se preferite).

Il primo giorno tocca a Ziad Trabelsi e al suo progetto Liu’ud, dedicato all’incontro fra lo strumento padre della musica araba e i suoi figli sparsi per il Mediterraneo (a Loano c’è Fabrizio Cardosa al colascione e alla viola da gamba, oltre a Simone Pulvano alle percussioni). È una modalità interessante, quella di Liu’ud, di ragionare sulle musiche del Mediterraneo seguendo un filone “organologico”. Una modalità che ci ricorda che la cultura materiale è anche immateriale, che ogni strumento porta con sé tecniche, stile, repertori, e storia, e che i punti comuni – al di là dei discorsi su “quanto è bella la contaminazione” – sono innanzitutto uno spazio creativo su cui i musicisti possono lavorare… esattamente come lo sono i punti non in comune, le irriducibili diversità. Ad esempio, ha raccontato Trabelsi come, viste le diverse scale che usano oud e liuto, nella musica arrangiata per l’organico abbiano dovuto rinunciare a suonare le terze. Uno spazio di compromesso che non inficia la qualità della proposta, e che è anzi una bella metafora sia del dialogo fra culture diverse, sia della traduzione tout court: perché il risultato sia positivo, si deve sempre rinunciare a qualcosa.

Il giorno successivo – il giovedì – Enrico de Angelis ha lungamente intervistato i Fratelli Mancuso, vincitori del Premio alla Carriera 2017: un incontro emozionante, inframmezzato dalla musica dei due fratelli siciliani, e dalla grana unica che l’incontro delle loro due voci garantisce.

I Mancuso sono stati emigrati a Londra negli anni Settanta, e la loro storia riecheggia quella di quei migranti che sono al centro del Loano 2017, e che sono i veri protagonisti dell’incontro dell’ultimo giorno, con Ciro De Rosa di “Blogfoolk” (testata che ha vinto, per l’anno in corso, il Premio alla Realtà Culturale). Con De Rosa, Alessandro Portelli (nel ruolo di curatore) e Valter Colle (in quello dell’editore) hanno raccontato la nuova collana di Nota, Crossroads (ne abbiamo parlato qui). Con loro, il fantastico musicista curdo Serhat Akbal: una storia, la sua – raccontata nel primo disco della serie – tristemente esemplare di quanto possano essere reali i confini, se si sta dalla parte sbagliata: curdo di Turchia, lavorava alla frontiera fino a quando non è stato licenziato per aver parlato curdo con dei camionisti curdi; è stato poi incarcerato per aver cantato canzoni curde, è finito in Italia, in Francia, e poi rimandato in Italia – dove ora lavora da qualche anno…

 

Un post condiviso da Jacopo Tomatis (@jacotomatis) in data: 2 Ago 2017 alle ore 06:33 PDT

È buffo che un Premio che nella prima edizione scelse come motto “Le radici profonde non gelano” si ritrovi oggi a discutere di migranti, della musica dei nuovi italiani, del significato che può oggi avere parlare di “tradizione italiana”… Ma è, senza ombra di dubbio, un buon segno: la metafora delle radici è ormai logora sotto tutti i punti di vista. Molto più interessanti sono i rami, i fiori, i frutti strani, i pollini che da quella pianta si sono sparsi e continuano a spargersi: anche per questo quanto il Premio Loano fa – e racconta – ogni anno è più fondamentale che mai.

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