L'eterno ragazzo della West Coast

Un Jackson Browne in gran forma rispolvera a Torino i suoi cavalli di battaglia

Foto Danny Clinch
Foto Danny Clinch
Recensione
pop
Teatro Colosseo Torino
28 Maggio 2015
Ci insegna la storia del rock che alcuni cantanti e musicisti, nel corso degli anni, dei decenni, cambiano, si evolvono, vagabondando tra i generi musicali (Frank Zappa, Ry Cooder), modificando (più o meno volontariamente) il proprio modo di cantare (Bob Dylan, Tom Waits), stravolgendo ciclicamente la propria immagine pubblica (David Bowie). Non è il caso di Jackson Browne, che a 66 anni suonati, nonostante le (poche) rughe e la (tanta) esperienza alle spalle, è ancora molto simile nel corpo e nello spirito al ragazzino californiano che, al tramonto degli anni Sessanta, mostrò al mondo un "altro modo" di intendere il folk e il rock della sua terra, lontano da certi manierismi e melensaggini coevi. Giunto a Torino per l’ultima delle sue quattro date italiane, Browne, nel suo stile rassicurante, confidenziale, fortemente emotivo (ma anche piuttosto tirato e rockettaro, quando c’è da scuotere la platea), ha dato per quasi tre ore il meglio di sé. Grazie a una band di cinque elementi (più due coriste) davvero brillante, a una voce che pare inossidabile e a un repertorio che, qualitativamente, ha ben pochi paragoni in ambito classic rock: per l’occasione sono stati rispolverati cavalli di battaglia come "These Days" (scritta per Nico e da lei registrata nel lontano 1967), "Running on Empty", "Late for the Sky" e "Take It Easy" (celebre nella versione degli Eagles). Un certo risalto è stato dato ovviamente anche all’ultimo disco, [i]Standing on the Breach[/i], uscito un po’ in sordina l’ottobre scorso ma forte di perle come "The Birds of St. Marks" (scritta negli anni Sessanta e ispirata al jingle jangle dei Byrds) e "You Know the Night" (da un testo inedito di Woody Guthrie), entrambe proposte nel corso della serata. Pubblico in delirio, un trionfo. Annunciato, ma pur sempre un trionfo.

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