La magia del flauto mozartiano

Al Teatro dell'Aquila di Fermo l'allestimento dell'Accademia di Belle Arti di Urbino

Recensione
classica
Teatro dell'Aquila Fermo
Wolfgang Amadeus Mozart
29 Ottobre 2016

Debutta nel bel teatro di Fermo (a marzo anche nei teatri di lirica ordinaria di Fano ed Ascoli Piceno) il capolavoro mozartiano prodotto dalla Rete Lirica delle Marche, con la direzione artistica di Alessio Vlad e il coordinamento produttivo dello Sferisterio di Macerata. La progettazione di scene, costumi e luci, a cura di docenti e studenti della Accademia di Belle Arti di Urbino, ha in effetti evidenziato una pluralità di intenti senza una vera visione di insieme, attraverso scene staccate, ciascuna con simbologie ed orpelli diversi di cui era difficile comprendere funzione e significato: su uno sfondo quasi sempre nero, una statua senza la testa, un leone a mezz’aria, foglietti volanti di calendario, segnalazioni a bandiere scout.

Funzionali invece altre trovate, come i carrelli su cui erano posti alcuni personaggi, che consentivano grande rapidità nelle entrate ed uscite di scena con effetto di apparizione/sparizione; o il moltiplicarsi delle griglie tra Pamina e Tamino durante la prova del silenzio. Ridondanti a volte anche i costumi, pontificali per i sacerdoti e malamente seducenti per le damigelle; più convincente Astrifiammante in sottoveste e pelliccia, così come Tamino, bravo ragazzo in cravatta e maglioncino a V. Nel cast vero punto debole è stata la Mchedlishvili, voce esile, addirittura afona nelle note gravi, e fuori tempo nei passaggi più impervi; perfetta per la parte invece la Howarth, così come Olivieri, spassoso e versatile. Anche Desole ha sostenuto bene il ruolo, con voce chiara, equilibrata e robusta. Nel complesso bene tutti gli altri componenti del cast; un plauso particolare a Gaetano d’Espinosa, musicista talentuoso che ha diretto con gesto chiaro e sicuro, capace di valorizzare l’orchestra, e sempre attento al palcoscenico.

Interpreti: Sarastro, Leonard Bernad; Tamino, Matteo Desole; Oratore/I Sacerdote, Carlo Feola; II Sacerdote/I Armigero, Emanuele Bono; Regina della Notte, Sofia Mchedlishvili; Pamina, Kiandra Howarth; I Dama, Jinkyung Park; II Dama, Beatrice Mezzanotte; III Dama, Sara Rocchi; I Fanciullo, Ilenia Silvestrelli; II Fanciullo, Caterina Piergiacomi; III Fanciullo, Emanuele Saltari; Papageno, Mattia Olivieri; Papagena, Diletta Rizzo Marin; Monostatos, Andrea Giovannini; II Armigero, Giacomo Medici.

Regia: Francesco Calcagnini

Scene: Accademia di belle Arti di Urbino

Costumi: Accademia di Belle Arti di Urbino

Orchestra: FORM- Fondazione Orchestra Regionale delle Marche

Direttore: Gaetano d'Espinosa

Coro: Coro del Teatro della Fortuna "Mezio Agostini"

Maestro Coro: Mirca Rosciani

Luci: Accademia di Belle Arti di Urbino

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

classica

Liegi: la Favorite in versione francese all'Opéra de Wallonie (ma cantano gli italiani)

classica

Roma: Herlitzka voce recitante e regista per un melologo da Lucrezio

classica

Brilla Enea Scala come Henri, nella versione francese dell'opera di Donizetti completata da Giorgio Battistelli