La famiglia Costello

Elvis Costello inaugura a Torino il suo tour in solitaria, fra canzone e stand-up comedy

Recensione
pop
Hiroshima mon amour Torino
23 Maggio 2016
La storia di Elvis Costello inizia lontano. Molto lontano. Inizia prima di Diana Krall, prima di Burt Bacharach, di Chet Baker, di Cait O’Riordan, di Paul McCartney, prima di Steve Nieve e degli Attractions, prima di Austin Powers e di Robert Wyatt. Prima, insomma, che Elvis Costello diventasse Elvis Costello, quand’era un Declan Patrick MacManus qualsiasi che cercava di farsi strada nel music business. La sua storia inizia nei primi anni Sessanta, il giorno in cui, accompagnando il padre, anch’egli musicista, durante un’esibizione, per un dispetto crudele si trovò a dover suonare con la chitarra completamente scordata, preferendo a quel punto spegnere l’amplificatore e fingendo di suonare per tutto il concerto: «Un buon esercizio, in vista del mio ingresso nella pop music!» Ma forse la storia di Elvis inizia ancora più lontano, prima persino della sua venuta al mondo, nelle campagne francesi, durante i giorni della Grande Guerra, quando nonno MacManus, a sua volta, pure lui, musicista, venne ferito in combattimento, trovandosi anni e svariate vicissitudini dopo a dover mendicare per strada qualche soldo in cambio della sua arte. Questa è la storia di Elvis (possiamo oggi, dopo quarant’anni di onorata carriera, chiamarlo semplicemente così? Si è meritato questo privilegio?), almeno per come l’ha messa lui, chiacchierando tra un brano e l’altro, nella prima delle sei date del suo minitour italiano. Una serata all’insegna del passato (suo, come uomo e musicista, e, appunto, della sua famiglia), ma non della nostalgia: con tono scanzonato e, a tratti, francamente esilarante, l’uomo di Paddington ha portato avanti per due ore abbondanti il suo one man show tra canzone d’autore e stand-up comedy. Impossibile elencare tutti i brani suonati (alla chitarra o al pianoforte), ma come non citare almeno le leggendarie "Alison", "Almost Blue" e "Shipbuilding"? Sul finale c’è spazio anche per l’immancabile cover dylaniana ("I Threw It All Away"). Un trionfo, davvero impossibile chiedere di più.

Interpreti: Elvis Costello: chitarra e voce.

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