Kudsi Erguner e Ensemble Bîrûn, musica delle corti

Continua il sodalizio fra Kudsi Erguner e la Fondazione Cini per la riproposta delle musiche ottomane

Recensione
world
Fondazione Giorgio Cini Venezia
01 Aprile 2017

Anno 2004: alla rivista “World Music Magazine” Giovanni De Zorzi raccontò di “Un tè con Kudsi Erguner”. Quel sodalizio è alla base del concerto dell’Ensemble Bîrûn alla Fondazione Cini, quinta tappa del percorso che dal 2012 conducono magistralmente sulla musica ottomana. I precedenti lavori hanno approfondito i repertori di compositori armeni, ebrei sefarditi, greci. L’ensemble di quindici musicisti ha dedicato l’anno appena trascorso alle musiche delle corti, Sassanidi, Ghaznavidi, Timuridi, del Khorasan (territorio oggi frammentato fra Afghanistan, Turkmenistan, Uzbekistan e Tjikistan) fra XIII e XVI secolo. Si tratta delle composizioni di Sultan Veled (1226-1312), Huseyn Baykara (1469-1506), Gazi Giray Khan (1554-1607) e, soprattutto, di Abd-ul Qadir Maraghi (1360-1435). Ne è risultato un concerto intenso che ha saputo coinvolgere ed emozionare il pubblico che ha gremito l’ampia sala del Cenacolo Palladiano. Kudsi Erguner, al ney, seduto al centro del gruppo è il punto di riferimento per le cinque sezioni strumentali: due percussioni, cinque strumenti a corde pizzicate, due violini, tre flauti ney e tre voci. Brano dopo brano, grazie alla versatilità di vari musicisti, queste geometrie si dimostrano variabili e permettono a Erguner di arrangiare ciascun brano sottraendo e aggiungendo voci alle diverse sezioni, in particolare mettendo in evidenza ora le voci, ora i ney, in omaggio allo specifico contesto poetico e strumentale del repertorio, sempre all’interno dell’estetica maqam, l’approccio modale attento allo sviluppo orizzontale del brano. Erguner ha avuto anche l’accortezza di arrangiare le transizioni da un brano all’altro offrendo di volta in volta ai diversi membri del gruppo occasioni per dialoghi a due. Questa soluzione ha permesso di rafforzare il senso di continuità fra composizioni che attraversano quattrocento anni di storia musicale e una sconfinata geografia. Inoltre, ha dato modo di creare brevi momenti molto lirici che dimostravano il reciproco ascolto fra i musicisti, suscitandolo al tempo stesso nel pubblico dato che la gamma sonora da cui spesso partivano esplorava inizialmente le frequenze basse, quasi a costruire un rispettoso terreno comune dove intersecare le rispettive offerte musicali.

Interpreti: Kudsi Erguner: Direzione artistica e ney; Çağlar Fidan: voce; Burak Savaş: voce; Ibrahim Ethem Uçar: voce; Abdurrahman Düzcan: voce e percussione; Christos Barmpas: ney e voce; Ahmet Faruk Ayaz: ney e voce; Giovanni De Zorzi: ney; Hasan Kiriş: tanbûr; Zeynep Yildiz Abbasoğlu: kanûn; Selman Erguner: violino; Reza Mirijalali: târ; Giannis Koutis: ‘ud; Ayberk Coskun: ‘ud; Victor Navarro Garcia: percussioni.

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