James Brandon Lewis senza filtro

Convince il trio del sassofonista, al Torrione di Ferrara per Crossroads

Recensione
jazz
Crossroads Ferrara
04 Marzo 2017

In Emilia-Romagna è partita la diciottesima edizione di Crossroads. Il festival, onnivoro e possibilista, coagula varie esperienze regionali: da Rimini a Piacenza, da Ravenna Jazz al Cassero di Castel San Pietro, fino a concludersi in maggio con le undici date di Correggio Jazz. Il primo dei tre appuntamenti al Torrione di Ferrara, che in questo periodo ospita i ritratti taglienti, freddi e introspettivi della mostra di Roberto Cifarelli, ha visto in scena il trio No Filter di James Brandon Lewis. In questi ultimi anni il tenorista nato a Buffalo nel 1983 ha fatto molto parlare di sé, suscitando impressioni controverse; a Ferrara ha saputo fugare molti dubbi, imponendosi con una decisa personalità. L’impianto melodico dei suoi brani sembra appellarsi talvolta alla qualità di vecchi temi di Ayler, Ornette o Haden, affondando le radici ancor più lontano nella tradizione Spiritual o Gospel. Ma a essi si alternano linee spezzate e grottesche dal tono quasi irridente nella loro apparente banalità. Il sound del suo tenore è decisamente potente, rotondo e pieno nelle infervorate e liriche declamazioni dal contenuto mistico, salvo ripiegare in affascinanti inflessioni evanescenti e cave nei rari momenti lenti e a volume smorzato. La musica del suo trio, indubbiamente di forte impatto, si regge solitamente su un alto volume, su ritmi sostenuti e su una satura compenetrazione delle tre sonorità. I giovani Luke Stewart e Warren Trae Crudup III, compatti e partecipi, si sono dimostrati complici ideali per questo progetto, capaci di reggere lunghe progressioni e di contribuire con fitte e costanti scansioni metriche più che con articolate sortite solistiche. Se una sintesi si può trarre dal concerto ferrarese è che il sassofonista sa interpretare con temperamento e con una motivata, scanzonata, quasi incosciente freschezza un sincretismo culturale tutto radicato nella sua matrice afroamericana.

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

jazz

Al Centro d'Arte di Padova Chicago London Underground, con Chad Taylor, Alexander Hawkins e John Edwards insieme a Rob Mazurek

jazz

Il quintetto della giovane artista catalana al Museo del Violino per Cremona Jazz

jazz

Si chiude con un successo di pubblico il nuovo TJF di Giorgio Li Calzi: le nostre "pagelle", i concerti e la direzione artistica