Jack London: boxe e amore in musica

Successo a Parma per Knock out, concerto per Jack London, con parole di Castiglioni e musiche di Bosso e Biondini e l’ORER diretta da Roberto Molinelli

Knock out, concerto per Jack London
Foto di Luca Trascinelli
Recensione
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Parma, Auditorium del Carmine
Knock out, concerto per Jack London
01 Marzo 2018

Camminando nella neve sparpagliata su Parma – come su mezza Italia – dal gelo regalato dal passaggio del Burian, nell’intento di raggiungere l’Auditorium del Carmine – luogo dove l’altra sera è andato in scena Knock out, concerto per Jack London – si potevano evocare le atmosfere di un racconto dello stesso scrittore americano, Il silenzio bianco:

«La quiete immobile sembrava quasi soprannaturale: il freddo e il silenzio dello spazio esterno avevano gelato il cuore e percosso le tremule labbra della natura […]».

Diciamo subito che, al di là della suggestione che può regalare l’amore personale per questo autore, la miscela di parole e musica offerta in questa occasione ha confermato la potenza evocativa della narrativa di London, anche quando essa viene rivestita di musica. Nato come libera rilettura del racconto The Game a opera dell’attore e ricercatore teatrale Silvio Castiglioni, questo “melodramma jazz d’amore e pugilato” ha visto protagonisti, oltre allo stesso Castiglioni quale voce recitante, Fabrizio Bosso alla tromba, Luciano Biondini alla fisarmonica e l’Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna diretta da Roberto Molinelli.

Nelle sue annotazioni, lo stesso Castiglioni rivela di essersi «ricordato di un racconto di boxe che da sempre ho amato e lasciato chiuso nel cassetto in attesa di una occasione per riportarlo alla luce… Eccola, l’occasione. Lui [London, N.d.R.] era stato un impareggiabile cronista di boxe, quando la boxe era semi clandestina. Ha scritto anche di un grande pugile nero, quando ai neri era proibito combattere – come era proibito alle donne assistere agli incontri! Come succede nel nostro racconto».

Protagonista della vicenda è Joe Fleming, un pugile che, al suo ultimo incontro, si trova di fronte il suo destino per mano del brutale John Ponta, vedendo parallelamente dissolversi la speranza rappresentata dalla sua storia d’amore con Geneviève la quale, impotente, lo vede soccombere sotto i colpi dell’avversario. Un racconto tratteggiato dalle parole di Castiglioni immerse in un fluire musicale che miscela suggestioni originali, cinematografiche e piazzoliane, attraversate dalle linee melodiche tese ed intense della tromba di Bosso, stagliate sulla cifra timbrica della fisarmonica di Biondini, segnata da una pregnante vena melanconica. Un dialogo, quello tra Bosso e Biondini, ben assecondato dagli interventi orchestrali.

Una suggestiva forza narrativa, quella che trasmigra dalle pagine di London all’impasto di parole e musica di questo spettacolo, che regala un’espressività caratterizzata da una plastica concretezza che richiama ancora una volta il sapore netto del clima glaciale che intride il racconto rievocato all’inizio: «Quelli del Nord imparano presto la futilità delle parole, l’inestimabile valore dei fatti».

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