Il jazz rock secondo Mehldau

A Milano il progetto Mehliana, con Mark Giuiliana

Recensione
jazz
Ritmo delle Città Milano
07 Luglio 2014
Brad Mehldau sembra nuovamente aver trovato la formula giusta dai tempi del trio con Larry Grenadier e Jorge Rossy. Nella capitale lombarda in duo con il giovane e talentuoso batterista del New Jersey Mark Giuiliana, dal frenetico e “nervoso” stile “m-base” (perfetto per rappresentare il rutilìo urbano), memore anche della più classica lezione blakeyana, e capace di lavorare brillantemente con l’elettronica, si è lasciato andare ad un meditato e affilato jazz rock (in molti momenti intenso, vibrante, saturato, dalle spettacolari e micidiali linee di “basso”), alle prese con sintetizzatori, moog (certo non le gigantesche macchine che una volta suonava Keith Emerson: qui siamo nel mondo del digitale che ricostruisce il suono analogico e il carattere di certe “meccaniche”), fender rhodes e pianoforte. I due hanno presentato diversi brani dal loro ultimo album (in studio un lavoro molto più asciutto, meno roboante e riverberante), pubblicato dalla Nonesuch nel febbraio di quest’anno, [i]Mehliana: Taming the Dragon[/i]. Niente di particolarmente innovativo - nel coinvolgente magma sonoro, dalle spiccate striature vintage, elaborato dal duo erano certo custodite le eredità del Keith Jarrett davisiano, degli Head Hunters di [i]Chameleon[/i], degli E.S.T. di Esbjörn Svensson, del Jason Moran più sperimentale, e non solo (pensiamo, per esempio, alle tastiere amplificate di Jon Lord, o ai divertissement di Joe Zawinul) -, ma l’impegno profuso, l’ispirazione e la qualità della musica espressa, ricapitolatrice di un intero mondo, con anche un’occhiata, pur forse solo in tralice, rivolta al futuro, sono state davvero degne di nota. Energici.

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