Il fascino della viola da gamba secondo Savall

Milano: con Le Concert de Nations il musicista catalano ritorna al repertorio reso celebre dal film Tous les matins du monde

Jordi Savall (foto Guido Giannone)
Jordi Savall (foto Guido Giannone)
Recensione
classica
Sala Verdi del Conservatorio Verdi di Mila
Savall per la Società del Quartetto
13 Febbraio 2018

Si è presentato con quel repertorio francese all’interno del quale, nei secoli XVII e XVIII, la viola da gamba aveva avuto un ruolo da protagonista e che grazie al film Tous les matins du monde – ormai una pellicola di culto, diretta da Alain Corneau nel 1991 e presa come riferimento dello stesso concerto – era arrivata al grande pubblico, contribuendo anche alla sua stessa popolarità di interprete. Jordi Savall, insieme al suo gruppo Le Concert des Nations, ha proposto un avvincente viaggio attraverso le musiche di autori come Mr. de Sainte-Colombe le Père, Marais, Couperin e Rameau, per la gioia del folto pubblico che gremiva la Sala Verdi del Conservatorio in occasione di uno dei più attesi appuntamenti all’interno della Stagione della Società del Quartetto di Milano. Sei soli esecutori in tutto – tutti peraltro di indiscussa bravura – per una serata dedicata a brani che, attraverso i secoli, continuano a esercitare il loro grande fascino non grazie ai decibel bensì per mezzo della forte carica espressiva che contengono. Tant’è che i momenti più emozionanti del concerto sono stati proprio quelli nei quali lo stesso Savall, da solo sul palco insieme all’ottimo Philippe Pierlot, ha reso omaggio a quel grande maestro che fu Mr. de Sainte-Colombe: nei suoi Concerts à deux violes égales l’intimo dialogo dei due strumenti si trasforma in un’esperienza di profonda spiritualità, dove la musica arriva a parlare all’animo umano nel modo più semplice ma anche più commovente allo stesso tempo. A parte che in Lully – le sgargianti sonorità della Suite tratta dalla Comédie-ballet Le Bourgeois gentilhomme avrebbero verosimilmente gradito la presenza di un maggior numero di esecutori – l’assetto variabile del gruppo ha funzionato egregiamente per tutto il resto del programma. Molto apprezzate la delicata polifonia del più antico Eustache Du Carroy e l’effervescente ironia dei Tambourins di Rameau, ma verosimilmente Savall ha saputo infiammare la platea soprattutto grazie al virtuosismo richiesto da brani come le splendide variazioni su Les folies dEspagne di Marais. Eppure qualcosa è mancato: il Maestro catalano ha il privilegio di riuscire a riempire una sala con oltre mille spettatori suonando un repertorio non certo popolare, ma stavolta la sua viola da gamba non ha sempre raggiunto quell’intensità – quella ‘cavata’ di suono tale da renderla simile a una voix humaine – che in fondo era stata, attraverso le figure di Sainte-Colombe e Marais, la vera rivelazione di Tous les matins du monde.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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