Giovanna d'Arco fra due mondi

Debussy e Honegger all’Oper Franfkurt per Jeanne d’Arc au bûcher

Recensione
classica
Opernhaus - Oper Frankfurt Fankfurt am Main (Francoforte sul Meno)
Arthur Honegger
11 Giugno 2017

Dei vari lavori dedicati alla santa patrona di Francia, paese sempre molto presente nelle cronache quotidiane di questi tempi, l’oratorio drammatico di Arthur Honegger occupa un posto privilegiato fin dalla prima rappresentazione a Basilea nel 1938, mentre nel resto d’Europa incombeva il grande massacro. Francia divisa allora come nella Guerra dei cent’anni, che fa da sfondo alla vicenda di Giovanna d’Arco. Guerra, violenza, cinici giochi di potere compongono il composito affresco della Jeanne d’Arc au bûcher dipinto con colori forti e forti contrasti musicali. Da quei contrasti muove lo spettacolo di Alex Ollé andato in scena all’Oper Frankfurt in un nuovo allestimento coprodotto con il Teatro Reál di Madrid. La scena tecnologica di Alfons Flores è costruita su due livelli, il cielo e la terra, i due mondi tra i quali si muove Giovanna su una pedana semovente lungo un’alta colonna-traliccio di metallo. Il mondo di sotto è una bolgia infernale affollata di personaggi grotteschi coperti (poco) di stracci e lacerti di insegne del potere, quello di sopra è immateriale e con presenze ieratiche avvolte in cappe dorate (i costumi sono di Lluc Castells). Coerente con l’estetica del collettivo catalano Fura dels Baus di cui è stato uno dei protagonisti, Ollé lavora piuttosto sulla fisicità delle masse e sul movimento creando immagini di forza plastica senza indugiare troppo nella dimensione mistica o spirituale. E in questo senso anche l’insolito “prologo in cielo” ad apertura di serata, cioè il poema lirico La damoiselle élue di Debussy, passa via lieve con figurine appena visibili immerse in un mare di nuvole in movimento. Locandina lunga e composita che nel complesso funziona. Assente Marion Cotillard per imminente maternità, Johanna Wokalek è una pulzella del tutto priva di enfasi ma anche di ardore mistico e con una certa legnosità di dizione soprattutto in contrasto al Dominique di Sébastien Dutrieux. In buca, Marc Soustrot trova una pertinente trasparenza di suono in Debussy e un vigore militante in Honegger. Buona la prova dell’orchestra, di rilievo quella del coro rinforzato. Qualche vuoto in sala, ma accoglienza calorosa.

Note: Nuovo allestimento in coproduzione con il Teatro Réal di Madrid. Date rappresentazioni: 11, 15, 17, 23, 24, 28, 30 giugno; 1 luglio 2017.

Interpreti: [La damoiselle élue] Elizabeth Reiter (La damoiselle élue), Katharina Magiera (Une récitante); [Jeanne d’Arc au bûcher] Johanna Wokalek (Jeanne d’Arc), Sébastien Dutrieux (Frère Dominique), Elizabeth Sutphen (La Vierge), Elizabeth Reiter (Marguerite), Katharina Magiera (Catherine), Peter Marsh (Porcus / Un héraut / Le clerc I), Dietrich Volle (Une voix / Un héraut), Etienne Gillig (L’huissier / Un héraut / Le clerc II), Cédric Chayrouse (Bedford), Konstantin Bühler (Un héraut / Perrot / Un prêtre), Julia Katharina Heße (Jean de Luxembourg), Florian Richter (Regnault de Chartres), Roberto Cassini (Guillaume de Flavy), Pere Llompart (Le meunier), Christiane Gänßler (La mère aux tonneaux)

Regia: Alex Ollé

Scene: Alfons Flores

Costumi: Lluc Castells

Orchestra: Frankfurter Opern- und Museumsorchester

Direttore: Marc Soustrot

Coro: Chor, Extrachor und Kinderchor der Oper Frankfurt

Maestro Coro: Tilman Michael e Markus Ehmann

Luci: Joachim Klein (video: Franc Aleu)

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