Due signori brasiliani

Caetano Veloso e Gilberto Gil chiudono a Udin&Jazz la tournée italiana

Recensione
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Udin&Jazz Passariano
19 Luglio 2015
I due signori che salgono sul palco dell'imponente Villa Manin in una afosa domenica di luglio hanno i capelli bianchi e vestono di scuro. Ai piedi, scarpe di tela e sandali in cuoio; sul palco, due microfoni, due chitarre acustiche e un tavolino dove appoggiare due bicchieri. In un'epoca in cui gli show tendono a essere sempre più elaborati e carichi di effetti, è difficile pensare a qualcosa di più essenziale. Eppure, l'arte dello scrivere ed interpretare canzoni – quando si tratta di grandi canzoni e di grandi interpreti – non necessita di molto altro, e questo Caetano Veloso e Gilberto Gil sembrano saperlo benissimo. L'agilità nelle dita (soprattutto per Veloso) non è più quella di un tempo, ma la naturalezza con cui questi signori si portano sulle spalle le rispettive storie artistiche è semplicemente sbalorditiva. Ogni singola nota, ogni inflessione, ogni sguardo d’intesa tra i due trasuda brasilianità, con un appeal e una immediatezza ancora perfettamente intatti: si comincia dalla celebre "Coração vagabundo" di Veloso per attraversare "E luxo so", "Terra", "Sampa", "Nine Out of Ten" (del periodo in esilio a Londra), la venezuelana "Tonada de luna llena" e molte altre, fino ad approdare ai cavalli di battaglia di Gil, come "Três palabras", "Esotérico", "Toda menina Bahiana" ed "Expresso 2222". Tra il pubblico, una numerosa rappresentanza brasiliana regala momenti di coralità molto intensi e suggestivi. La scaletta, come era prevedibile, pesca tra le canzoni più famose di entrambi, con l’aggiunta di un omaggio all’Italia: si tratta di "Come prima" di Tony Dallara che, nell’interpretazione intimistica e seducente di Veloso, acquista un fascino del tutto inaspettato. Due grandi performer e novanta minuti di concerto che passano veloci, lasciando la chiara sensazione di aver assistito a uno spettacolo unico.

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