Don Giovanni secondo l'Orchestra di Piazza Vittorio

Debutto italiano per il capolavoro di Mozart in versione multietnica

Don Giovanni secondo l'Orchestra di Piazza Vittorio
Don Giovanni secondo l'Orchestra di Piazza Vittorio
Recensione
oltre
Teatro Olimpico di Roma
Don Giovanni secondo l'Orchestra di Piazza Vittorio
09 Novembre 2017

Dopo il debutto della scorsa estate a Lione, il Don Giovanni dell'Orchestra di Piazza Vittorio è stato presentato in prima italiana all'Accademia Filarmonica Romana. È - lo diciamo per chi ancora non conoscesse il gruppo romano - un Don Giovanni multietnico, con protagonisti dalle diverse sfumature di colore della pelle, che cantano in italiano, brasiliano-portoghese, arabo, spagnolo e francese. Ma rispetto ai precedenti Flauto magico e Carmen l'aspetto multietnico è un po' attenuato. Non ci sono strumenti etnici e Mozart non è ibridato con tradizioni musicali "altre" - arabe, africane, indiane - ma con musiche che possono anche aver avuto origine in altri continenti, come il jazz e il rock, ma che l'Europa ha ormai assorbito da decenni. Si inizia dal jazz, con un piano che suona alla Scott Joplin e un Leporello (il cubano Omar Lopez Valle) che fa pensare inevitabilmente a Louis Armstrong, sia per la voce roca con cui canta le prime battute dell'opera, "Notte e giorno faticar", sia perché prosegue suonando la tromba. E si finisce con una scatenata e diabolica disco music, che segue la sparizione di Don Giovanni. In mezzo, la musica di Mozart è variata in tutti i modi: i numeri musicali - non tutti, perché lo spettacolo dura circa un'ora e mezza - all'inizio sono intonati in modo quasi fedele, ma poi vengono variati nei modi più diversi. Accanto al jazz, al rock e al pop c'è spazio anche per il reggae all'italiana di Mama Marjas, per la canzone brasiliana di Evandro Dos Reis e Simona Boo, per le fioriture improvvisate arabeggianti di Houcine Ataa. E c'è anche il Mozart cantato così com'è da una cantante lirica, l'italo-albanese Hersi Matmuja (Donna Elvira). E poi c'è lui, cioè lei, insomma il/la protagonista, ovvero Petra Magoni, che come nell'opera non si mescola troppo con gli altri e fa un po' parte a sé con la sua vocalità personalissima e raffinata, capace di cose strabilianti. Si è giocato sull'ambiguità di questo Don Giovanni, che è contemporaneamente uomo e donna, perché oggi i ruoli sessuali si sono rimescolati, tanto che Don Ottavio a un certo punto si confonde e cambia gli aggettivi dal femminile al maschile, rivolgendosi quindi non più a Donna Anna ma a Don Giovanni. Però non si insiste troppo su questi aspetti, perché l'Orchestra di Piazza Vittorio non vuole certamente ammannirci uno spettacolo con tanto di Konzept alla tedesca: quello che vuole fare e fa benissimo è presentare la musica di Mozart in un modo diverso, liberissimo ma non dissacratore, perché è chiaro che qui tutti sanno di avere a che fare con una musica meravigliosa, con cui si può anche giocare, ma con rispetto. Alle spalle di tutti c'è un musicista certamente non accademico ma sicuramente raffinato come Mario Tronco, che di questo Don Giovanni è il direttore artistico, l'autore delle elaborazioni musicali (insieme a Leandro Piccioni e Pino Pecorelli) e il regista (insieme a Andrea Renzi). 

 

 

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

oltre

La prima di Atlas 101 del compositore veneziano al Teatro Comunale di Treviso, una spy story onirica fra jazz-rock e contemporanea

oltre

Kamasi Washington vs. Arca a Club to Club 2017, alla ricerca della musica del futuro

oltre

Robert Henke e il Collettivo Ateliersi al festival romano