Dall'Irlanda con furore

Glen Hansard apre l'edizione 2016 di Sexto Unplugged

Foto Davide Carrer
Foto Davide Carrer
Recensione
pop
Sexto Unplugged Sesto al Reghena
05 Luglio 2016
Un uomo sale sul palco del Sexto ‘Nplugged. Senza microfono e a riflettori spenti, canta una canzone struggente ("Grace Beneath the Pines"), accompagnato dal suono gentile di un trio d’archi e da una tromba. La performance è da brividi lungo la schiena, ma quello che ci aspetterà, all’ombra dell’incantevole abbazia medievale di Sesto al Reghena (in provincia di Pordenone), sarà ancora più emozionante. Glen Hansard, irlandese classe 1970 con un passato da busker e attore di film indipendenti, sa come entrare nel cuore della gente, e lo fa con una grinta davvero rara. Lo segue, come una macchina da guerra, un gruppo di musicisti spettacolare, dal già citato trio d’archi al terzetto di fiati r’n’b, più un chitarrista rock e un bassista jazz. Musicalmente è gioia per le nostre orecchie: il folk irlandese si mescola a quello americano, la ballata rock cede il passo al soul, il tutto con la benedizione del migliore Dylan elettrico. Hansard è un performer carismatico, grintosissimo nei pezzi tirati. Forse troppo spesso sottovalutato come autore, l’irlandese pesca dal suo repertorio non sconfinato ma comunque di altissimo livello: "Let Me In", "When Your Minds Made Up" (dall’album [i]The Swell Season[/i] con Markéta Irglová), "Bird of Sorrow", "Love Don’t Leave Me Waiting", "Wedding Ring" sono canzoni che dimostrano una grande sensibilità melodica e gusto per le orchestrazioni. Nei bis, naturalmente, "Fallin’ Slowly" (Oscar per la miglior canzone nel 2008), e un simpatico ritorno sul palco dei Lost Brothers (a cui era stata affidata l’apertura della serata), ottimo duo folk irlandese che insieme a Glen si cimenta in una improbabile versione country-rock di "Bella Ciao" («Una canzone che abbiamo imparato quando siamo stati a Napoli»...) e una tiratissima versione di "Tombstone Blues" di Bob Dylan. Perché, alla fine, vale ancora quello che disse Jimmy Rabbitte nel famoso cult movie [i]The Commitments[/i] (cui Hansard partecipò come attore nel ruolo del chitarrista della band): «Gli irlandesi sono i più negri d'Europa, i dublinesi sono i più negri di Irlanda e noi di periferia siamo i più negri di Dublino». Il Festival Sexto ‘Nplugged prosegue il 16 luglio con i Kings of Convenience, il 21 con i Lumineers, il 22 con RY X+ Josh T. Pearson e il 9 agosto con Daughter e Public Service Broadcasting.

Interpreti: Glen Hansard: voce, chitarre, pianoforte; Graham Hopkins: batteria, voce; Joseph Doyle: basso, voce; Ruth O’Mahony: tastiera, voce; Rob Bochnik: chitarre, voce; Michael Buckley: sassofono; Ronan Dooney: tromba; Curtis Fowlkes: trombone; Una O’Kane: viola; Katie O’Connor: violino; Paula Hughes: violoncello.

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

pop

Tutto esaurito al Regio di Parma per Michael Kiwanuka, ospitato dal Barezzi Festival

pop

Il racconto della prima data del tour italiano di Nick Cave & the Bad Seeds: un momento di performance art

pop

Sul palco di Club to Club si è palesato (si fa per dire) Liberato, il misterioso progetto multimediale fra le sorprese di questo 2017