Chi è Liberato?

Sul palco di Club to Club si è palesato (si fa per dire) Liberato, il misterioso progetto multimediale fra le sorprese di questo 2017

Chi è Liberato? Club to Club 2017
Liberato a Club to Club (foto @clubtoclub)
Recensione
pop
Torino, Lingotto
Club to Club 2017: Liberato
04 Novembre 2017

“Guagliò, tutt’a posto?”: con un ritardo di quindici minuti rispetto all’orario previsto e dopo un’intro strumentale, dal palco buio ma frustato da fasci di luce bianca arriva la domanda di Liberato. La risposta è un boato e la festa può cominciare.

Torniamo indietro di otto mesi: il giorno di San Valentino fa la sua comparsa su Youtube uno strano video ambientato nella periferia napoletana, nel quale una ragazzina presta volto e corpo a una voce un po’ ansimante che in napoletano stretto canta una storia d’abbandono, “Nove maggio” . Un murale di Maradona, lo stadio San Paolo, la scritta “Kiatto vive”, il motorino, le sneakers, la ragazzina (bravissima) che finge di cantare il testo struggente: ci sono tutti gli ingredienti della canzone neo-melodica, quella più hardcore che si ascolta su certe radio napoletane, quella amata dai ragazzini guappi se non già camorristi. Ma (eh sì, c’è un “ma” grosso come una casa) la musica è diversa, una sorta di trip hop influenzato dal trap e dal dub. La faccio breve: parte il passaparola e dopo otto mesi il video ha superato i tre milioni e mezzo di visualizzazioni.

Arriviamo a maggio ed ecco il botto: arriva un secondo video, nuovamente realizzato in maniera magistrale da Francesco Lettieri, anche in questo caso una storia d’amore adolescenziale finita male, con momenti di bromance che ricordano i video del duo francese The Blaze.

“Scennimmo a Mergellin’ / nun ne parlamm’ cchiù / ‘e cinche d’’a matina / it’s me and you / ‘na rosa ‘e ciento spin’ / seje mise senz’’e te / ‘na bott’ dint’’o core / tu t’è scurdat’’e me”. Non è Montale, ne converrete, ma dopo aver sentito sabato sera migliaia di ragazzi cantare questi versi mi sono chiesto il perché del successo del progetto Liberato. Per carità, anche ai concerti di Ghali, Coez o Fedez i ragazzi conoscono tutte le rime a memoria ma in questo caso la storia è diversa: innanzi tutto l’età media è più alta, e poi la musica è di tutt’altro spessore, prodotta comme il faut, oserei dire potenzialmente internazionale. E poi non sottovaluterei l’effetto Gomorra, la serie televisiva di successo che che ha portato gli spettatori dentro il mondo camorristico, fatto di violenza ma anche di ostentazione pacchiana di ricchezza, di cattivo gusto e di musica neo-melodica (nel secondo video, quando il protagonista abborda la ragazza, sullo sfondo si vede un’improbabile coppia di sposi impegnata nel servizio fotografico del matrimonio e mi piace credere che sia un riferimento ironico a Il boss delle cerimonie).

«Scennimmo a Mergellin’ / nun ne parlamm’ cchiù / ‘e cinche d’’a matina / it’s me and you».

Va bene, direte, adesso però ci dici chi è Liberato? No, non lo so. Sul palco sono in tre, tutti col giubbotto con la scritta Liberato sulle spalle e sotto un hoodie, e i loro visi rimangono al buio. Lui c’è, la voce è la sua, ma se Liberato è il suo nome o quello di un collettivo non ci è dato sapere. L’esibizione, decisamente di grande impatto, si compone di quattro brani, i due già citati più “Gaiola portafortuna”, quello al sapore di reggaeton che rimanda a Major Lazer uscito il giorno di San Gennaro (“Nun chiagne cchiù, te port’ sott’’a luna”), più un inedito, e si conclude coi tre nella penombra che salutano come le Black Panthers: lo ammetto, temevo il “pacco”, invece mi sono divertito e adesso aspettiamo di vedere cosa succederà. Un’ultima annotazione: quando esco dal Lingotto, dopo mesi di siccità, finalmente sta piovendo. Una semplice coincidenza? Certo che no, Gaiola portafortuna…

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