Chamoisic 2 | Nuovi suoni

Il light show di Leafcutter John e il rock kraut dei Denseland per il festival valdostano

Denseland
Denseland
Recensione
oltre
Chamoisic Chamois
06 Agosto 2016
Aria “buffa” e concentrata da piccolo nerd del tremila oppure da radioamatore di un tempo andato, spasmodico e ossessivo ricercatore di rumor bianco. Queste le sembianze del geniale John Burton, alias Leafcutter John, musicista e sperimentatore elettronico inglese, nativo di Norwich. A Chamois, presso La Maison Cly, con il favore della sera, Burton si è presentato con un computer, abitato da alcuni software di sua invenzione o di recente ideazione (come i Max/MSP), e alcuni sensori, custoditi all’interno di una “tavoletta” di plastica trasparente. Seduto dietro il suo set, LJ ha cominciato a illuminare la tavoletta con una serie di luci dall’effetto prismatico, piccole torce colorate da mercatino dell’usato. I sensori captavano la luce, la trasformavano in un segnale MIDI, poi rimodulato dai software sotto il suo controllo all’interno del PC. Il pubblico aveva modo di apprezzarne l’operato grazie ad una telecamera, che proiettava su uno schermo tutte le sue cromatiche mosse, trasformando così la sua elaborata performance sintetico musicale, suddivisa in un paio di ipotetiche suite, e intrisa di riverberi, effetti, saturazioni sonore, glitch e frattali sonici, in un vero e proprio moderno light show, che nemmeno i Pink Floyd avrebbero potuto immaginare. Nel pomeriggio (in piazzetta a Chamois) era stata, invece, la volta dei Denseland, un trio tedesco/americano di stanza a Berlino, singolare sintesi di kraut rock alla Can (con tutta la relativa ripetitività “ottusa” del beat), pop, rock underground in stile Velvet, impattante sperimentazione sonora e vocale. Un trio dalle responsabilità equamente distribuite tra due abili costruttori di suono, veri e propri designer dell’ambientazione sonora, come il bassista Hannes Strobl (intriganti le sue sonorità industriali) e il batterista Hanno Leichtmann (bravo ad alternare drums elettronics e acusticità percussiva), e un istrionico ed esuberante vocalist come il newyorkese David Moss, una delle più autorevoli voci dell’attuale musica contemporanea. Come sempre a Chamois, grazie alla direzione artistica di Giorgio Li Calzi, i nuovi suoni sono di casa tra le montagne.

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

oltre

La prima di Atlas 101 del compositore veneziano al Teatro Comunale di Treviso, una spy story onirica fra jazz-rock e contemporanea

oltre

Debutto italiano per il capolavoro di Mozart in versione multietnica

oltre

Kamasi Washington vs. Arca a Club to Club 2017, alla ricerca della musica del futuro