Chailly inaugura la Filarmonica

Il concerto inaugurale della stagione della Filarmonica della Scala

Riccardo Chailly, Filarmonica della Scala
Riccardo Chailly, Filarmonica della Scala
Recensione
classica
Teatro alla Scala di Milano
Inaugurazione della stagione della Filarmonica della Scala
06 Novembre 2017

La cronaca della serata inaugurale della stagione della Filarmonica della Scala comincia dalla seconda parte del concerto perché Chailly, dopo aver cancellato la prevista suite dalla Lady Macbeth del distretto di Mcensk di Šostakovič, ha riservato una felice sorpresa. L'ascolto per la prima volta alla Scala di Chant funèbre, composto da Stravinskij in memoria del suo maestro Rimskij-Korsakov, eseguito nel 1909 a San Pietroburgo, la cui partitura era sparita subito dopo ed è stata ritrovata per caso due anni fa in un armadio durante dei lavori al Conservatorio di quella città. Si tratta di una trenodia dove gli strumenti solisti (l'immagine è dello stesso Stravinskij) paiono deporre a guisa di corona mortuaria ciascuno la propria melodia sulla tomba di Rimskij. Il tutto su una base di "mormoranti tremolii, quasi di vibrazioni di voci basse che cantassero in coro", secondo il ricordo dell'autore che si disperava per la perdita del suo lavoro, da lui considerato un esperimento importante quanto a armonia cromatica. L'ascolto è stato soprendente, anche per le associazioni libere che inevitabilmente si creano con L'uccello di fuoco e alcuni momenti di Götterdämmerung per il cupo magma sonoro, ma anche per le improvvise illuminazioni dei violini.

Di seguito i fuochi d'artificio di Petruška, a cui Chailly ha infuso una grande energia nei contrasti timbrici, anche senza mai rinunciare alla poesia dei passaggi più delicati. Autorevolissimi gli ottoni e i legni, con finalmente un pianoforte che ha preso il posto da concertante che gli spetta. Un bellissimo ascolto.

In sintonia col repertorio russo che impronta buona parte dei cartelloni della Filarmonica, ha aperto la serata la Seconda di Čajkovskij che, pur nella correttezza generale, non ha potuto godere di altrettanta trasparenza. L'esecuzione è stata generosa di tensioni ben calibrate, ma non ha dato prova di sufficiente coesione di voci né di partecipazione emotiva.

A fin serata non sono mancati naturalmente lunghi applausi all'organico e a Chailly, in questi giorni più che impegnato, perché il 10 novembre salirà nuovamente sul podio per la monumentale Messa per Rossini.

 

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