Bellini va in montagna

Firenze: Sonnambula tra gli sciatori

Sonnambula al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino
Sonnambula al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino
Recensione
classica
Firenze, Teatro del Maggio Musicale Fiorentino
La Sonnambula
18 Novembre 2017

Forse Bellini ce lo potremmo godere davvero con delle non-regìe sommesse e sottrattive, senza cercare – a parte la sublime Norma – un senso al tema, al soggetto, che in Bellini spesso sembra solo una superficie, un contenitore, un formato, lasciandoci godere quelle situazioni espressive quasi senza nome, sospese come sono sul crinale fra incanto e malinconia, melodie indimenticabili avvinte in lente e larghe spire armoniche... ma come chiedere questo a una regìa, a un pubblico di oggi ? E così il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino riprende fino al 29 novembre un fortunato allestimento della Fenice (regìa di Bepi Morassi, scene di Massimo Checchetto, costumi di Carlos Tieppo, luci di Vilmo Furlan) che ambienta la Sonnambula fra i vacanzieri sciatori di una Svizzera da modernariato, con tanto di cabinovie e pulmini rossi, piuttosto piacevole a vedersi e di regìa avvincente nei momenti giusti, però anche troppo indulgente nel registro comico (Lisa, Alessio, i villici sottomessi che qui trasformati in borghesi sportivi) a un repertorio di mossette e controscene un po' all'antica, come un Goldoni prima di  Strehler... La direzione di Sebastiano Rolli ha il merito di regolare con attenzione gli equilibri fra voci e orchestra, particolarmente delicati in questa sala grande e sonora trattandosi di Bellini, e risolve piuttosto bene i concertati, con spontaneità e  un bel respiro e quella misteriosa soavità che ci fa amare Bellini senza cercare nelle sue storie una sostanza drammatica  che magari non c'è. Però ci sono delle dinamiche interiori, altro che se ci sono, e qui ciò che è un po' mancato sono stati i protagonisti, Laura Giordano, Amina, e Shalva Mukeria, Elvino, non perché non cantino bene, anzi sono giusti come tipo di vocalità e generale appropriatezza stilistica, ma per una certa carenza d'intensita e carattere, mentre è risultato molto bene il Conte Rodolfo di Nicola Ulivieri, e apprezzabili i ruoli di contorno e la prestazione del coro e dell'orchestra. Successo comunque molto buono.      

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