In Belgio torna Il giocatore di Prokofiev

Successo per l’allestimento firmato da Karin Henkel, all’Opera di Gand fino al 19 giugno, poi dal 28 giugno al 7 luglio all’Opera di Anversa

Il giocatore
Recensione
classica
Opera di Gand
Il giocatore
13 Giugno 2018

A cento anni dalla sua creazione – ma la prima rappresentazione slittò al 1929 e fu spostata a Bruxelles a causa della rivoluzione russa – l’Opera di Anversa-Gand ha proposto un nuovo allestimento della prima opera scritta da Prokofiev ed ispirata all’omonimo lavoro di Dostoevskij.

L’intreccio del Giocatore non è facile da seguire, e all’opera di Gand dove sono in programma le prime rappresentazioni l’opera in russo è sottotitolata solo in fiammingo, ma la messa in scena e soprattutto la bravura degli interpreti, anche come attori, fanno volare via velocemente e piacevolmente le due ore intense di spettacolo concepite senza intervallo. E il pubblico ride spesso.

Il soggetto è così popolato da personaggi che non si può citarli tutti come meriterebbero, ci limitiano ai protagonisti principali, il tenore ceco Ladislav Elgr nel ruolo di Aleksej e il soprano russo Anna Nechaeva in quello di Polina, entrambi belle voci adatte ai ruoli e dall’interpretazione intensa che ben esprime i rispettivi demoni e dubbi interiori. E bravissima il mezzosoprano Renée Morloc, divertentissima nella parte della “baboulinka”, che in russo significa "nonnina", di cui si aspetta la morte per conquistarne l’eredità e che invece entra in scena con una vitalità inaspettata.

Lo spettacolo, firmato dalla giovane regista tedesca Karin Henkel con le scene di Muriel Gerstner, è stato concepito mescolando presente e ricordi, con il protagonista Aleksey che vive un tumultuoso flashback, aggiungendo un danzatore (il bravo Miguel do Vale) e letture di citazioni del romanzo di Dostoevskij, su una scena dominata da letti e lampade che si duplicano e si scoprono pian piano in obliquo su più livelli, arricchita da spezzoni di vecchi film in bianco e nero con giocatori in smoking, scritte al neon che ricordano le frasi standard del gioco d’azzardo, pioggie di gettoni, deliziosi ondeggiamenti nello sfondo, e tanto altro ancora.

Sul podio il maestro russo-tedesco Dmitri Jurowski tiene la barra dritta garantendo la qualità dell’interpretazione della partitura e dell’esecuzione dell’orchestra che, oltretutto, conosce bene avendola diretto come maestro principale dal 2011 al 2016. L’opera, complessa, acquisisce spessore e intensità drammatica con il procedere del lavoro e anche i costumi, che all’inizio possono sembrare scoordinati, si comprende invece, man mano che la vicenda si dipana, che sono assai intelligentemente pensati per caratterizzare i diversi personaggi, e tutto quadra.

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