Antropocene: dallo smartphone all’archetto

Paolini e Frankie hi-nrg mc sul palco insieme a Mario Brunello e PMCE al Romaeuropa Festival

Antropocene al Romaeuropa Festival
Antropocene al Romaeuropa Festival
Recensione
classica
Auditorium Parco della Musica di Roma
Antropocene
14 Novembre 2017 - 15 Novembre 2017

Cosa ci fanno Mario Brunello e gli strumentisti del Parco della Musica Contemporanea Ensemble sul palco insieme a Marco Paolini e a rapper Frankie hi-nrg mc? Semplice, offrono la loro collaborazione per quanto di più contemporaneo sia possibile immaginare nella nostra complessa società informatizzata: uno spettacolo incentrato sul rapporto tra uomo e tecnologia, una moderna odissea alla ricerca dell’operatore (di call center) che risolva finalmente quel disservizio per colpa del quale rischiamo di restare isolati come naufraghi in mezzo al mare. Ad inserirsi nella narrazione corrodente e divertente di Paolini ci pensano le musiche scritte da Mauro Montalbetti, il quale abbraccia un linguaggio a dir poco cinematografico – se non ironicamente pubblicitario – come se volesse amplificare le sensazioni che i contenuti ‘epici’ della vicenda possono suscitare nel pubblico, in modo esattamente complementare ai testi rap dell’inossidabile Frankie hi-nrg mc. Paolini ci ricorda che viviamo nell’Antropocene, un’era geologica segnata indelebilmente dalla civiltà che l’uomo ha reso sempre più complessa ma all’interno della quale si sta irrimediabilmente compromettendo il rapporto con tutto ciò che è naturale. Al centro dei riflettori quell’omnipresente smartphone senza del quale siamo completamente perduti, ma ai problemi del nostro rapporto con la tecnologia subito si affiancano quelli del rapporto con chi ci dovrebbe fornire l’indispensabile assistenza tecnica. Gli esilaranti – e terribilmente reali – colloqui con dei fantomatici operatori di call center si concludono irrimediabilmente con il temuto segnale di ‘occupato’ sul cui ritmo il rap di Frankie hi-nrg mc e la musica di Montalbetti si innestano per proporre interventi dai toni in bilico tra il consolatorio e il dissacrante. Fino all’epilogo che prefigura un definitivo black-out della rete, quando ai toni meccanici degli inefficienti operatori si sostituiscono quelli, inaspettatamente umani, di un risponditore computerizzato. Per renderci conto, insieme a Marco Paolini, di come la tecnologia sia stata in grado di allontanarci dalla natura e dal reale, oppure di come la fisicità dei crini di un archetto sia importante per chi suona il violoncello. E Brunello lo fa sempre molto bene, anche quando si mette addirittura a fischiettare accompagnandosi col suo strumento.

 

 

 

 

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

classica

L’opera di Zandonai presentata con successo all’Opéra du Rhin in un riuscito allestimento di Nicola Raab

classica

Il Teatro di Heidelberg continua il recupero di lavori dimenticati dell’opera napoletana

classica

Torino: la prima volta di Luisi con l'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai