Alla Monnaie un Silla vampiro

Discutibile allestimento dell'opera di Mozart a Bruxelles, precisa la direzione di Manacorda

La Monnaie, Lucio Silla
Foto di B. Hulig
Recensione
classica
Teatro de La Monnaie, Bruxelles
Lucio Silla
22 Ottobre 2017

Il culmine delle contraddizioni tra libretto e messa in scena di questo Lucio Silla del teatro della Monnaie, con la direzione di Tobias Kratzer e Antonello Manacorda direttore, lo si raggiunge nel finale, quando tutti inneggiano con gioia al pentimento del dittatore e si vede invece Silla arrestato da uomini in divisa della polizia di Bruxelles; ma altrettanto stridente ed illogico è, ad esempio, sentire Giunia struggersi per l’incolumità dell’amato Cecilio mentre si rade con calma le gambe.

Tagli e sangue a profusione, baci vampireschi, lo stupro mimato immancabile in produzioni come queste, la virtuosa Giunia con una gonna cosi corta che fa vedere tutto. Il Lucio Silla di Mozart è stato trasformato dal tedesco Tobias Kratzer in una storia di vampiri alla Twilight, ma versione volgare. Pure le scene di Rainer Sellmaier richiamano l’ambientazione della fortunata serie di film americani, con un’elegante villa moderna dalle linee squadrate circondata da abeti innevati che si trasforma in schermo gigante per ulteriormente riempire di immagini la musica di Mozart, già però così densa e ricca di suggestioni.

Partitura che Antonello Manacorda ha invece saputo rendere con raffinatezza ed equilibrio, tempi giusti e direzione precisa dell’Orchestra de la Monnaie. L’aver sintentizzato alcuni recitativi ha reso l’opera musicalmente ancora più godibile, con quei passaggi “ombrosi” che già annunciano alcune pagine del Don Giovanni, un cast complessivamente di buon livello ed un coro ben preparato da Martino Faggiani anche se ridicolo a causa del trasvestimento in morti viventi. Protagonisti vocalmente innanzitutto il soprano olandese Lenneke Ruiten nella parte di Giunia, dal canto agile ed elegante; il soprano slovacco Simona Saturova nei panni di un Lucio Cinna giustamente misurato nelle coloriture dato che è un doppiogiochista accorto; e brava anche il mezzosoprano italiano Anna Bonitatibus, quest’ultima però penalizzata nell’effetto complessivo perché fisicamente poco credibile come Cecilio anche a causa del costume impostole che la rende un fidanzato improbabile della raffinata e alta Giunia, sembrando invece il suo fratellino adolescente.

Nel ruolo titolo è sufficiente Jeremy Oveden, anche se manca un po’ di imperio, e Ilse Eerens riesce a dare spessore ad una Celia che, nella visione del regista, è proposta come una bambina cresciuta un po’ folle che gioca ancora con la casetta delle bambole.

 

 

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