Un Archivio per Serafin

A Rottanova di Cavarzere, il suo paese natale

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A quasi cinquant’anni dalla morte di Tullio Serafin nasce a Rottanova di Cavarzere, paese natale del grande direttore d'orchestra, un archivio storico che raccoglie il ricco materiale artistico a lui appartenuto. L'iniziativa è stata resa possibile dalla volontà di Andrea Castello, che ne è il presidente, e dai contributi di Jacopo e Federica Conte, pronipoti del maestro. La sua lunga vita e la sua ricchissima esperienza artistica non possono essere riassunte in poche righe. In estrema sintesi, si può ricordare che iniziò a suonare la viola nell’orchestra del Teatro La Scala, diretta allora da Arturo Toscanini, e che a meno di vent’anni esordì come direttore nell'Elisir d’Amore. Da quel momento ricoprì una serie di prestigiosi incarichi: direttore musicale e artistico del Teatro La Scala di Milano, direttore del repertorio inglese, russo, italiano e spagnolo al Metropolitan di New York (1924-1934) e direttore principale e artistico del Teatro dell'Opera di Roma (fino al luglio del 1943). Nell’agosto del 1913 diresse l’Aida all'Arena di Verona, dando così inizio alla celeberrima rassegna lirica estiva. Rimane un suo merito particolare e anche un atto di coraggio e una sfida al regime fascista la rappresentazione del Wozzeck di Berg, da lui diretto a Roma nel 1942 in prima esecuzione italiana. Ricchissima la sua discografia, che comprende praticamente tutti i capolavori del melodramma italiano dell'Ottocento. Si distinse anche per le sue capacità di talent scout: tar i giovani cantanti da lui scoperti figurano Maria Callas, Gino Bechi, Nicola Rossi-Lemeni, Tito Gobbi e molti altri. Dopo una lunghissima carriera, durata ben sei decenni, nel corso della quale diresse sia Caruso che Pavarotti, morì novantenne a Roma nel 1968, poco dopo aver diretto la sua ultima opera, I Maestri cantori di Norimberga all'Opera di Roma.

A Rottanova di Cavarzere diverse attività tengono viva la memoria di Serafin: orchestra, coro, circolo e teatro sono a lui dedicati. Mancava ancora l’ultima tessera del mosaico, la realizzazione di un archivio storico, in vista anche dell’istituzione di un museo che evidenzi il suo ruolo fondamentale nella storia della musica italiana ed internazionale. Andrea Castello definisce quest’iniziativa “un vasto archivio che merita di essere valorizzato”, sostenendo che "nella musica non si realizzano muri, ma si crea cultura, utile in questo caso anche alle nuove generazioni".

M.M.

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