Le note all'asilo

Milano: presentata l'Associazione "Diamo il La"

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A Palazzo Marino, sede del Comune di Milano, è stata presentata ufficialmente l'associazione "Diamo il La", già operativa da qualche mese in due asili cittadini, che ha come obiettivo quello di avvicinare i più piccoli all'ascolto della musica. Altri due asili si sono aggiunti in questi giorni, al momento per un totale di oltre cinquecento bambini con una cinquantina di educatori coinvolti. Numeri destinati a crescere, l'esperimento infatti è programmato su tre anni in collaborazione con "Reggio Children", realtà pedagogica internazionale, che s'incarica della formazione degli insegnanti in modo che l'attenzione alla musica possa entrare come fermento vivo nella normale didattica e non venga emarginata in un momento a sé stante. «L'educazione all'ascolto della musica, dei suoni, dei linguaggi degli altri - ha spiegato Giuseppina Manin, presidentessa dell'associazione - è anche uno strumento di aggregazione civica e integrazione sociale ed è fondamentale alla formazione di un futuro cittadino, aperto alla molteplicità». «Il bambino che deve costruire la propria rappresentazione del mondo - ha precisato Tiziana Filippini, pedagogista e fondatrice di "Reggio Children" - ha una tensione continua all'ascolto. Per tanto va favorito il dialogo fra mondo esterno e mondo interno del bambino, fondante della sua maturazione». Mentre il filosofo Carlo Sini, membro insieme col musicologo Carlo Delfrati del comitato scientifico di "Diamo il La", ha aggiunto che «Il libero gioco dell'arte e le necessità profonde della vita toccano i significati essenziali dell'esistenza: dove le cose e le parole si scoprono intrecciate nella comune radice della musica». Il consiglio direttivo dell'associazione, oltre che dalla presidente, è composto da Nora Del Torre Magnocavallo, Francesca Moncada Traxler, Antonietta Poggi Abbado, Antonio Magnocavallo, Piergaetano Marchetti. L'Assessorato all'Educazione del comune milanese ha subito sposato l'iniziativa perché, come ha spiegato l'assessore Francesco Cappelli, è un esempio di collaborazione fra pubblico e privato e viene a colmare in parte il vuoto dell'educazione musicale nella scuola. Che non insegna ad ascoltare un brano né spiega chi siano i grandi compositori, tutt'al più si accontenta che il bambino sappia suonare quattro note su un flauto. Come se le lezioni di storia dell'arte, invece di aiutare a capire un dipinto pretendessero di trasformare l'allievo in un pittore. Fra i primi ad appoggiare l'iniziativa è stato Riccardo Chailly, che per l'occasione ha mandato un messaggio nel quale tra l'altro sostiene che «Partire con un'educazione alla musica fin dai primissimi anni significa far capire le diverse opportunità che la musica può offrire. Può essere la compagna di tutta la vita, un'illuminazione per una futura professione o semplicemente creare consapevolezza nell'ascolto. Non essendoci un codice, l'abitudine all'ascolto crea in noi l'elemento per poter decodificare il senso stesso della musica e della cultura che esprime. Imparare ad ascoltare è un ampliamento e un compendio parallelo della vita».

G.B. Monteggia

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