Il futuro dell'Opéra

Lissner conferma Jordan

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Almeno lui resta. A Philippe Jordan che sarebbe dovuto restare in carica fino a luglio 2018, il nuovo "directeur" dell'Opéra national de Paris, Stéphane Lissner ha prolungato il contratto, esteso ormai fino al 2021. "Chefdirigent" dei Wiener Symphoniker, il direttore svizzero (classe 1974), figlio di Armin scomparso nel 2006, si alternerà tra Vienna e Parigi. Dove per lui i progetti pullulano. Mentre sta concludendo un ciclo Beethoven e dirigere un'opera rara come Le roi Arthus di Chausson con Roberto Alagna e Thomas Hampson nel cast, prepara già la stagione prossima. Salirà sul podio per tre nuove produzioni: Moses und Aron di Schönberg, La damnation de Faust di Berlioz e Die Meistersinger von Nürnberg. Completano il programma una ripresa (Der Rosenkavalier) e quattro concerti sinfonici di cui uno con Renée Fleming. Tenersi Jordan non era per nulla scontato e certo tale scelta la si deve agli apprezzamenti unanimi che il direttore ha saputo collezionare negli ultimi anni. Gli altri hanno dovuto invece fare le valigie: Lissner si è sbarazzato della vecchia guardia nominata da Nicholas Joel, e spesso in maniera brutale e comunque rapida. Non esitando a pagare buonuscite di migliaia di euro. Dopo un anno di transizione, quella dell'anno prossimo sarà comunque la vera prima stagione dell'era Lissner. Che tutti ormai attendono al varco. Si comincia il 5 settembre con una Madama Butterfly (regia di Robert Wilson) e seguono le riprese di Platée (la versione già "storica" di Marc Minowski e Laurent Pelly) e Don Giovanni (Michael Haneke). Aspettiamo per giudicare. E intanto godiamoci la conferma pienamente giustificata di Jordan che ha saputo far crescere l'orchestra dell'Opéra, impelagandola addirittura in programmi puramente strumentali, come quelli beethoveniani.

Alessandro Di Profio

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