I ricordi di Jocy de Oliveira

Ha suonato con Igor Stravinskij, ha frequentato Cage e Stockhausen

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Jocy de Oliveira, pianista, compositrice e artista multimediale brasiliana di 80 anni, ha recentemente pubblicato un libro di memorie “Dialogo com Cartas” purtroppo non ancora tradotto in italiano, di estremo interesse perché la sua attività artistica si è incrociata con alcuni fra i maggiori protagonisti del Novecento musicale. Jocy de Oliveira è stata in Liguria, ospite della Fondazione Bogliasco, una istituzione privata americana che da molti anni accoglie periodicamente artisti da tutto il mondo in una splendida villa sul mare: lì, nella più totale tranquillità, musicisti, pittori, letterati possono portare a termine una loro creazione. E lì, una decina d’anni fa, in un precedente soggiorno, aveva preso avvio la stesura del volume oggi dato alle stampe di Jocy de Oliveira. Brasiliana, l’artista si è formata nel suo Paese: «Sono nata compositrice – spiega – A sette anni suonavo e scrivevo musica. Mia mamma era poetessa, suonava il pianoforte, dipingeva. Mi ha instradato lei nell’arte anche se per la composizione mi ha frenato perché pensava che dovesse arrivare con la maturità». La giovane artista si è poi perfezionata negli Stati Uniti e a Parigi. E negli Stati Uniti ha incontrato per la prima volta Luciano Berio: «Era il 1960. Stavo provando con la Boston Symphony il Concerto per pianoforte di Ravel e lì lavorava anche Berio a “Circle” con la moglie Cathy Berberian. Per me la loro conoscenza fu una autentica rivelazione. Cathy stava rivoluzionando la tecnica vocale e mi si spalancò un mondo nuovo. In seguito scrissi un lavoro di “teatro-musica” (“Apague meu spot light”) proprio in collaborazione con Berio. In Brasile non avevamo ancora molti mezzi, nel mondo esistevano pochi centri attrezzati di musica elettronica. Io dunque registravo le voci in Brasile e poi mandavo a Luciano i materiali e lui me li elaborava al Centro di Fonologia della Rai di Milano. E nel 1965 Luciano ha scritto per me la Sequenza IV per pianoforte. E’ stata una bella avventura. Berio non è mai stato puntuale nelle consegne. Si avvicinava la data di esecuzione e la Sequenza mi arrivava pagina per pagina con il contagocce. Il finale l’ho ricevuto il giorno prima della esecuzione!».

Un altro grande incontro di Jocy de Oliveira è stato quello con Igor Stravinskij: «Con lui mi sono esibita come pianista. Ho suonato il Capriccio per pianoforte e orchestra sotto la sua bacchetta. Stravinskij non era un grandissimo direttore, ma aveva un carisma, una personalità davvero soggioganti».

Roberto Iovino

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