Sono le dieci del mattino quando la Valfloriana viene risvegliata da stonati suoni di campane. Ma non si tratta di un segnale liturgico, nessun prete sta preparando la cerimonia: è invece il matòcio, che dall'alto della vetta, col suo campanaccio che penzola in zona pelvica, avverte i paesi più a valle del suo imminente e prorompente arrivo e si prepara per la sua missione. Il carnevale della Valfloriana ha così inizio. Graziano Lozzer, sindaco della valle trentina, è uno dei principali protagonisti del carnevale, che da bambino ha visto interpretare dai nonni; il fenomeno si è gradualmente indebolito fino a scomparire quasi del tutto intorno agli anni Ottanta. Ma poi, grazie all'impegno dell'intera comunità, la tendenza si è invertita e quello della Valfloriana è diventato uno dei carnevali tradizionali più in vista tra quelli italiani. La pantomima ruota attorno ad un corteo nuziale il cui rituale è ripetuto in tutti i paesi del comune, dal più alto, Sicina, fino a Casatta a valle, e viene interpretato da cinque figure cardine. Per cominciare i matòci o barbi, caratterizzati da tipiche maschere di legno, voce falsata e atteggiamento irriverente, che hanno il compito di ottenere il lasciapassare dagli abitanti della comunità che li bloccano alle porte d'ogni paese e li stuzzicano con dei contrest verbali. Seguono poi gli arlecchini, eleganti, silenziosi e danzanti al suono dei sonadori muniti di fisarmonica, che accompagnano con la tipica marceta del carnevale la coppia di spòsi (lui vestito da sposa, lei, la bela, da sposo). Infine i paiaci, scostumati, scanzonati e burleschi, che interpretano sarcastiche commedie mute ispirate alle vicissitudini più chiacchierate durante l'anno nel paese. Ogni tappa è chiusa con l'offerta a maschere e pubblico di un caratteristico banchetto. Considerando che le tappe sono dieci o più in un cammino di 10 chilometri, si arriva all'imbrunire con la pancia piena ma con pochi sensi di colpa. Graziano veste con disinvoltura i panni di uno dei principali matòci del carnevale; sa che ad ogni tappa dovrà convincere la comunità a farlo passare: agitando il suo campanaccio (bronzin) corre, affiancato dal figlio Emil, piccolo promettente matòcio, verso il paese, e affronta il contrest nella stretta parlata della zona. Quando sarà riuscito a dimostrare la sua abilità lo sbarramento verrà spalancato e la comunità potrà accoglie il corteo nuziale che sopraggiunge danzante dal paese precedente.