La Cosmic Band di Gianluca Petrella (foto Roberto Cifarelli)

Nuovo jazz dall'Italia

Il jazz è sempre stato fatto da giovani per un uditorio giovane: è solo dagli anni Sessanta, con l'avvento delle grandi rockstar, che l'asse generazionale della fruizione si è spostato e il jazz è diventato una musica per persone di mezza età. E con il diffondersi dei percorsi scolastici anche l'età in cui ci sia affaccia alla professione e si matura musicalmente si è mediamente alzata. Perciò fa un certa impressione vedere come in Italia una nuova generazione di musicisti stia prendendo in mano le redini della produzione musicale: i collettivi - di cui tanto ci siamo occupati su queste pagine - producono gruppi, dischi, festival; musicisti affermati come D'Andrea e Rava si affidano a partner di una o due generazioni più giovani; e i gruppi stessi si fondano su un libero scambio di musicisti, esperienze, idee. Il ribollente laboratorio di Petrella e il gruppo più formale di Guidi ci dicono che c'è spazio per le avventure più diverse. E queste due formazioni sono solo la punta di un iceberg che riserva molte sorprese (si pensi al sottovalutato Tony Cattano). Le major discografiche, la cui mancanza di acume in questi anni lascia sgomenti, non sanno neanche come sfruttare commercialmente un fenomeno che si sta allargando. Si prenda la Blue Note: prima ha "licenziato" D'Andrea, che poi ha trovato accoglienza tra i brillanti ragazzi del Gallo Rojo, e poi ha chiuso la porta a Petrella a disco ormai pronto. Se il problema è garantirsi una distribuzione efficace, i jazzisti italiani possono dormire sonni tranquilli: oggi le major non garantiscono neanche quella.
Certo non sono tutte rose e fiori. Molti di questi musicisti non vivono in Italia, anzi si spostano con disinvoltura tra Germania, Danimarca, Olanda, Francia. Ci si potrebbe lamentare per la fuga di cervelli giovani e creativi, ma forse questa vocazione internazionale è il punto forte della nuova generazione. Una volta facevamo gli esterofili snob: oggi i nostri migliori talenti crescono con una cultura cosmopolita e sanno piegare alle proprie esigenze gli strumenti del comunicare. Forse si sta aprendo una nuova stagione per il jazz in Italia.


Stefano Zenni


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