Samurai Accordion: scrivere per organetto oggi

Secondo disco per il supergruppo di organettisti, con Riccardo Tesi, Kepa Junkera, Markku Lepistö, David Munnelly e Simone Bottasso

Samurai Accordion, Te
Disco
world
Samurai Accordion
Te
Visage Music
2018

Non c’è nessun altro strumento popolare che si sia prestato a essere sfruttato, strizzato ed esteso al limite delle sue possibilità quanto l’organetto diatonico: è un processo in atto – a grandi linee – dagli anni Ottanta del secolo scorso, ma che negli ultimi dieci anni è emerso in maniera più evidente, e toccando punte di ricchezza e raffinatezza forse impensabili ancora fino a qualche anno fa.

Il supergruppo Samurai – che mette insieme cinque “big” europei dell’organetto diatonico – è una diretta conseguenza di questa popolarità dell’organetto come strumento per eccellenza del nuovo folk europeo: di quanti altri strumenti si potrebbero trovare cinque esecutori di questo livello?

Per di più, Te è il secondo disco a nome Samurai Accordion (o Accordion Samurai, a seconda... il progetto è ideato e seguto dall’operatrice culturale e manager belga Frédérique Dawans), con cast leggermente diverso dalla prima uscita. Escono, rispetto al disco omonimo del 2011, il francese Bruno Le Tron e il belga Didier Laloy. Rimangono in campo il finlandese Markku Lepistö, l’irlandese David Munnelly e il nostro Riccardo Tesi. Subentrano l’esperto basco Kepa Junkera e la giovane matricola Simone Bottasso, tra i migliori talenti della nuova generazione dei trentenni. Da notare che il primo era insieme a Tesi nel trio Trans-Europe Diatonique (il terzo era John Kirkpatrick), che nel 1993 costituì probabilmente il primo e più importante esperimento di questo genere, e il secondo ha spesso collaborato con lo stesso Tesi, anche in trio di organetti (a nome Triotonico: il terzo era, in questo caso, Filippo Gambetta).

In molti progetti di questo tipo – o meglio, più in generale con i “supergruppi” di qualsiasi genere – il rischio è quello di superare quel sottile confine fra il suonare insieme e l’autoerotismo di gruppo, con cinque talenti che si suonano addosso a colpi di abbellimenti e fraseggi al limite dell’eseguibilità. Samurai – e il merito va a tutti e cinque i suoi membri – non è un progetto di questo tipo, soprattutto perché il fulcro è tutto sulla composizione più che sull’improvvisazione, sull’arrangiamento e sulla ricerca di soluzioni collettive e condivise (che sono necessariamente anche limitate dall’organico anomalo, e dai limiti stessi dell’organetto come strumento: ed è, naturalmente, questo il bello). Dieci tracce, due a testa per ciascuno, in cui tutti e cinque i Samurai danno un saggio della loro idea di composizione per organetto.

Ci sono momenti più cameristici (l’emozionante “Herfst” di Munnelly), momenti epici e corali (la cavalcata di "Kuru", di Lepistö), momenti più sperimentali (“Il sogno di Fellini” di Bottasso è un tema un po’ alla Nino Rota – forse? – che finisce destrutturato su suddivisioni dispari e armonizzazioni molto poco “diatoniche”), momenti quasi contrappuntistici (la bella apertura di “Sushi Time” di Riccardo Tesi)… Compaiono cori (“Gernika”, di Junkera), occasionali percussioni, e per il resto mantici e ance.

Un bel disco, che fotografa la vivacità della composizione per organetto di oggi, e fa ben sperare per il futuro, lontano dai percorsi più “esotici” del circuito world, e con i piedi ben piantanti sulla pratica strumentale e di scrittura, e sull'estensione delle stesse.

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

world

Voci bulgare, il Mistero vent'anni dopo

Il ritorno del coro bulgaro con BooCheeMish, con ospite la voce di Lisa Gerrard dei Dead Can Dance

Nazim Comunale
world

Yasmine Hamdan, una meravigliosa reprise

Jamilat Reprise è il favoloso album di remix di Al Jamilat della diva libanese Yasmine Hamdan

Guido Festinese
world

Le canzoni viventi dei Dálava

Il progetto di Julia Ulehla e del chitarrista Aram Bajakian rilegge antiche melodie morave trascritte dal bisnonno della cantante

Jacopo Tomatis