Musiche in viaggio dal Kurdistan all'Italia

L'emozionante progetto dei musicisti di New Landscapes nel campo profughi di Domiz, nel Kurdistan iracheno

Mshakht & New Landscapes
Disco
world
Mshakht & New Landscapes
Walking Sounds / Tracks From Iraqi Kurdistan to Italy
Caligola Records
2018

Singolare, un po’ agghiacciante, coincidenza, quella beffa della storia che ci rammenta che tutto è sempre in movimento: mentre finalmente veniva dato alle stampe questo cd, dedicato alla tenace e sfortunatissima gente curda, l’esercito turco in mano a Erdogan dava avvio a quella nuova massiccia offensiva di distruzione e annientamento dei curdi che solo l'ipocrisia dittatoriale può denominare “ramoscello d’ulivo”.

Partiamo dal titolo, Walking Sounds, che tradotto suona più o meno così: “Suoni in cammino. Tracce dal Kurdistan iracheno all’Italia”. Il viaggio c’è stato, e non solo quello fisico del luglio 2017, che ha portato i musicisti di New Landscapes nel campo profughi di Domiz, nel Kurdistan iracheno, ma anche un percorso delle emozioni, dell’immaginario, dei rapporti interpersonali che si stringono con le singole persone di una comunità che vive umiliata e offesa, ma non doma.

A Domiz sono andati Luca Chiavinato, suonatore di oud e liuto e Dario Bano, percussionista. Lì hanno vissuto tra le oltre trentamila persone, profughi siriani, che affollavano il campo profughi. Non sappiamo, oggi che si stilano queste note, quale ne sia stata la sorte da quando i cingoli dei carri e le bombe hanno ripreso la parola. Questa, dunque, potrebbe essere una fotografia sonora “ex post”, e non ci auguriamo sia andata così. Non lo merita nessuno, mai, tanto meno una fetta di territorio dove c’è un popolo vessato da secoli.

Chiavinato e Bano hanno nel campo contattato i giovani musicisti, sono saltati fuori gli strumenti, e in particolare il qanon, magnifica cetra a settantotto corde, sotto le dita esperte di Niwar Ismat Issa, l’oud virtuoso di Karim Rahid, la voce dalle mille sfumature di intonazione sui quarti di tono di Amin Tamo. Saman Abdulkareem ha coordinato il tutto, l'ensemble Mshakht.

Oltre alla musica, i microfoni dei due membri del gruppo hanno raccolto anche il “soundscape”, la sfera sonora ambientale di voci, passi, rumori che assieme danno perimetro non solo strettamente musicale al campo profughi. Poi, il ritorno a casa, e il lungo lavoro di riascolto, di integrazione, di montaggio con altre parti sonore affidate,  ai membri di New Landscapes e a musicisti amici italiani: il clarinetto basso di Francesco Ganassin, il violino di Silvia Rinaldi, la fisarmonica di Sergio Marchesini, le tastiere di Aisha Ruggieri. Tutta gente che si muove con leggerezza acrobatica su quel confine sottile che mette assieme jazz di ricerca, note etniche, folk progressivo.

I brani musicali sono intervallati da quattro spezzoni di “soundscape” del campo. Quasi impossibile dar conto della carica emotiva di tutto il lavoro, dolente e potente al contempo, con momenti apicali, forse, nei brani centrali. Il disco è stato prodotto anche grazie all’aiuto delle associazioni Un Ponte per e Ya Basta. Mettersi in ascolto di queste note in cammino non è solo un piacere estetico. È un atto di consapevolezza su una fetta di mondo che fa notizia sempre e solo sulla tragedia, mai sulle proprie ricchezze culturali violentate dai potenti.

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