Mitchener e Hawkins, un dialogo voce e pianoforte

La cantante Elaine Mitchener con il pianista Alexander Hawkins per una novità Intakt

Uproot, Hawkins-Mitchell Quartet
Foto di Dawid Laskowski
Disco
jazz
Alexander Hawkins/Elaine Mitchener Quartet
Uproot
Intakt
2017

Non sono molte le cantanti sperimentali e avventurose che riescono a condividere appieno l’aspetto emozionale e sensuale della propria musica. Non è un mistero e non è una colpa: così immediata e diretta, la voce è strumento che quando si avventura su terreni poco familiari sconta inevitabilmente il prezzo dello straniamento a livello di immediatezza.

Felice eccezione è l’inglese Elaine Mitchener, che ha un solido retroterra contemporaneo e interdisciplinare e che qui si cimenta in un ambito più jazz/impro, complici le dieci dita più fantastiche del jazz inglese di oggi, quelle del pianista Alexander Hawkins.

Con lui e con la sensibilità ritmica di Neil Charles al contrabbasso e Stephen Davis alla batteria, la Mitchener instaura un dialogo sfaccettato e coinvolgente, che attraversa climi e sensazioni sempre cangianti. Echeggia, non è un caso, la memoria di Jeanne Lee, inarrivabile genio della voce afroamericana del Novecento, anch’essa perennemente sporta oltre i confini danzanti del linguaggio. Del repertorio della Lee troviamo qui “The Miracle” e “Blasé” (un classico che viene dalla collaborazione con Archie Shepp), ma è l’approccio complessivo, ritmico e fisico, ricco di sfumature sui toni più scuri, a accomunare le due cantanti, in una sorta di collegamento invisibile che rafforza l’espressione.

Lontana dai vezzi del canto jazz, ma pienamente cosciente della potenza della propria materia vocale, la Mitchener la fa rotolare dentro al ribollente magma dei suoi compagni di avventura, lasciando che i lapilli più incandescenti – Hawkins spesso ne scaglia di originalissimi – raggiungano l’anima di chi ascolta per accenderne le connessioni più inaspettate.

Disco da ascoltare con la curiosità di un bambino. Bellissimo.

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