Mercedes Sosa secondo Donna Ginevra

Ginevra Di Marco rilegge con classe il repertorio della cantante argentina 

Ginevra di Marco La Rubia canta la negra
Disco
world
Ginevra Di Marco
La Rubia canta La Negra
Funambulo/Luce Appare
2017

Realizzato grazie a una campagna di crowdfunding, La Rubia canta La Negra continua il discorso di Ginevra Di Marco sulla musica folk iniziato nel 2006 con Stazioni Lunari prende terra a Puerto Libre e continuato con Donna Ginevra (Targa Tenco 2009), rendendo omaggio a una delle voci popolari femminili più belle: quella di Mercedes Sosa. La cantante argentina, per doti musicali e comunicative, è stata tra le interpreti più potenti della sofferenza e dell’ingiustizia, storica icona di impegno politico, che qui Ginevra restituisce attraverso alcune delle canzoni da lei interpretate più significative.

Nato sull’onda emotiva di uno spettacolo per il festival Musica dei Popoli a Firenze lo scorso anno, La Rubia canta La Negra è uno di quei dischi capaci di proiettare istantaneamente in un mondo ben preciso, fatto di canzoni che hanno fatto la storia e che sono, loro malgrado, ancora attuali. Un altro disco (bellissimo) mi fece lo stesso effetto qualche anno fa: Conosci Victor Jara? di Daniele Sepe (anche Di Marco celebra il famoso artista cileno in questo disco con la tenera “Te recuerdo Amanda”).

La "rubia" Ginevra, insieme ai fidatissimi Francesco Magnelli e Andrea Salvadori, si addentra nell’estetica vocale de "La Negra" Mercedes con grande rispetto e competenza: «è stata la voce che mi ha fatto riconsiderare il significato del termine "cantare"», dice Ginevra per spiegare l’enorme influenza che la cantante argentina ha avuto sulla sua personalità artistica.

La scelta del repertorio è accurata: c’è “Luna Tucumana” del maestro argentino Atahualpa Yupanqui, che Sosa riportò alla notorietà grazie alla sua suggestiva interpretazione; c’è “El violín de Becho” di Alfredo Zitarrosa, riletto in chiave moderna con sonorità che ricordano da vicino i Gotan Project; c’è “Todo cambia”, celeberrimo cavallo di battaglia di Sosa, cantata in italiano su adattamento testuale di Teresa De Sio; c’è “Sólo le pido a Dios” di León Gieco, la cui semplicità e intensità rapiscono profondamente sin dal primo ascolto. C’è spazio anche per tre inediti – la toccante “Sainte Maries de la mer”, “Sulla corda” e “Fuoco a mare” – che mostrano come Ginevra sia diventata maestra della canzone folk d’amore e dalle forti istanze sociali. Un disco intimo e allo stesso tempo corale, d’amore e di morte, che riesce a farci respirare in pieno – senza mai farcela rimpiangere – tutta la "saudade" racchiusa nell’immensa figura della cantante sudamericana.

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

world

Le canzoni viventi dei Dálava

Il progetto di Julia Ulehla e del chitarrista Aram Bajakian rilegge antiche melodie morave trascritte dal bisnonno della cantante

Jacopo Tomatis
world

Lio, la freschezza di Dorival Caymmi

Un disco Crammed vede la cantante belga (ma portoghese di origine) alle prese con il repertorio del padre nobile della canzone brasiliana

Guido Festinese
world

Otello Profazio, l'uomo-ulivo e la Storia

Esce per Squilibri La storia, il nuovo disco di Otello Profazio (con libro)

Guido Festinese