L’arte delle variazioni bachiane al quadrato

Rinaldo Alessandrini e Concerto italiano in un disco di "variazioni su variazioni" di Johann Sebastian Bach

Rinaldo Alessandrini - Concerto Italiano
Disco
Bach. Variations on Variations
2017

La natura geometrica della musica di Johann Sebastian Bach ha dato vita ad un grande numero di trascrizioni, adattamenti e rielaborazioni, ma ancor prima di divenire una fonte infinita di ispirazione per i musicisti dei secoli seguenti, era il compositore stesso che in alcuni casi utilizzava e riadattava le proprie musiche per nuove occasioni e contesti esecutivi.

Ma questo lavoro di Rinaldo Alessandrini, nato quasi per sfida e per gioco, è qualcosa di diverso e con il rigore della sua logica ha assunto la veste di riflessione e commento, quasi come una sorta di piccolo trattato di filosofia sonora. Alessandrini, con il suo ensemble Concerto Italiano, ha ridefinito la prassi esecutiva della musica barocca, soprattutto per quanto riguarda la tradizione italiana, partendo dalla scrittura bachiana originale per strumento a tastiera, che è il suo punto privilegiato di osservazione essendo prima di tutto un clavicembalista. Ha trascritto e ripensato la struttura di una passacaglia e di una canzona, ma soprattutto dell’Aria variata alla maniera italiana in sol minore e delle celebri Variazioni Goldberg, distribuendo le voci del contrappunto racchiuse nei limiti della tastiera nel dialogo fra due violini, una viola, un violoncello e un violone accompagnati dal cembalo.

Il risultato è interessante e non scontato, poiché le idee e le frasi musicali vengono in un certo senso amplificate e arricchite di dettagli attraverso una dilatazione dello spazio sonoro e talvolta con un completamento del contrappunto. Nel gioco di parole del titolo, Variations on Variations, è racchiusa l’idea di una musica al quadrato, che rispecchiando la forma originale la ricostruisce offrendone un nuovo punto di osservazione. In rapporto ad altre rielaborazioni della materia musicale bachiana, Alessandrini ha operato quasi come fosse un contemporaneo di Bach, rimanendo ancorato alla estetica sonora del barocco, con i timbri e i caratteri della sua prassi musicale. La scrittura per archi ha in un certo senso italianizzato la musica del compositore tedesco che amava trascrivere i concerti italiani per coglierne l’essenza, e così viceversa e a distanza di quasi tre secoli ha fatto Alessandrini rendendogli omaggio.

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